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Robert Mapplethorpe (1946 - 1989). La parabola di un artista conosciuto forse troppo per il suo privato e meno per la sua opera
Robert Mapplethorpe (1946 - 1989). The parable of an artist known too much for his private life and little for his work.

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2011/12/28

 
 




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La parabola di un artista conosciuto forse troppo per il suo privato e meno per la sua opera.
The parable of an artist known too much for his private life and less for his work.

Il Novecento ha reso ancora più potente la parabola da star degli artisti. Dei vari Cattelan e Co. si parla non solo per le loro opere, ma li si tratta come divi al pari di calciatori, stilisti, personaggi televisivi. Dagli anni Cinquanta ciò che già nei secoli precedenti in parte accadeva, la mitizzazione in vita e ancora di più post-mortem dell'artista "come personaggio" più che come artista, ha pervaso persino il modo di narrare l'arte.

Quindi ecco i racconti sulle bravate di Caravaggio, le epopee a base di scorpacciate di acidi lisergici degli autori americani, le svariate storie delle relazioni peccaminose e scandalose: tutto ciò che può infarcire di un alone beautifuliano e attirare con particolari che in molti casi con l'estetica c'entrano poco o nulla.

Per tanti anni il rischio che si è corso di fronte ad artisti come Robert Mapplethorpe è stato esattamente questo. Si è parlato dell'icona gay, delle immagini scandalose, delle amicizie con i grandi divi del rock, in primis quella che fu anche una sua fortissima storia di amore con Patti Smith. Con il rischio di mettere in secondo piano il vero cuore artistico dei suoi lavori.

Un Mapplethorpe luciferino, degli abissi dell'animo, il Mapplethorpe del sadomaso e del porno, dei plastici nudi gay e della morte tragica per complicazioni da Aids. Noi più modestamente vorremmo parlare di una chiave di lettura delle fotografie (ma non solo) di questo maestro, una frase che lo stesso usò per descrivere l'impressione suscitatagli dalla visita alla collezione fotografica del Moma: È tutta questione di luce.

Luce: chiedetelo a chi è aduso a maneggiare pennelli o macchine fotografiche. Nulla di più difficile che saper riprodurre, afferrare o creare ex novo quei riflessi che la natura tanto facilmente ci dona. I bagliori, le ombre, le forme prodotte dai vuoti e dai pieni, dall'andamento sapiente dei chiari e degli scuri.

La ricerca di Mapplethorpe, con i suoi soggetti in sostanza molto "semplici" (ritratti, autoritratti, studi) è andata proprio in questa direzione: riuscire a carpire il segreto della luce. Nelle stupefacenti immagini della serie Flowers si coglie appieno questo sforzo e i risultati sono davvero eccellenti. Forse sono le opere meno note di Mapplethorpe ma a nostro giudizio anche (tra) quelle più significative e soprattutto maggiormente slegate dalle tante sovrastrutture che hanno anche pesato sul suo valente lavoro.

In queste immagini, nella semplicità dei boccioli, dei fiori aperti che esplodono di colore, nei gambi piegati dalla mancanza d'acqua, c'è tutto il talento di Mapplethorpe.

 

Recensione della mostra al Forma di Milano. 



MANUELE GROSSO for ARTITUDE
 

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