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MICHELE COPPOLA: Torino fabbrica dell'arte
MICHELE COPPOLA: Turin art factory

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2012/03/23

 
 




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TORINO - La metamorfosi del capoluogo torinese da città operaia in capitale dell'arte contemporanea spiegata dall'assessore regionale alla Cultura
TURIN - The metamorphosis of Turin from working city to capital of contemporary art explained by the Regional Culture Councillor

Torino, città operaia per eccellenza, ha saputo trasformarsi nel territorio italiano che più di tutti ha fatto della cultura un volano economico e uno strumento potente di rinascita e crescita collettiva: un'imponente metamorfosi da grande fabbrica a capitale internazionale dell'arte contemporanea. Di questo abbiamo parlato in un'intervista esclusiva con Michele Coppola, ex candidato sindaco della città sabauda e oggi assessore alla Cultura della Regione Piemonte.

Assessore Coppola, Torino sta diventando una delle capitali dell'arte italiana. A che punto siamo? Qual è la strategia?
"Torino e il Piemonte sono capitali dell'arte e dell'offerta culturale italiana, certamente insieme a Venezia, a Firenze, a Roma. Il 2011 è stato un anno che, inevitabilmente, per tutta l'Italia è stato particolare per via delle celebrazioni per il 150° compleanno. Ma è innegabile che in questo territorio si è lavorato per queste iniziative come in nessun'altra parte. Questo è un punto di partenza: abbiamo aperto musei nuovi, siamo riusciti a restituire musei chiusi, riaprire dei simboli, organizzare iniziative - pensiamo all'esposizione straordinaria dell'autoritratto di Leonardo piuttosto che alla mostra dentro le Officine Grandi Riparazioni in cui si è celebrato il passato e il futuro dell'Italia stessa e che continuerà anche nel 2012. Un punto di partenza che, credo, debba essere uno stimolo vero da tenere in considerazione per il prossimo anno."

In che modo ha risposto il pubblico a queste iniziative?
"Il fatto stesso che abbiamo festeggiato il raggiungimento del milionesimo visitatore in dieci mesi alla Reggia di Venaria è la risposta alla domanda. C'è stata una grandissima attenzione, tantissimi visitatori, numeri importanti e anche una qualità di visita non marginale. Tutti i commenti che ci sono arrivati, le lettere che ci hanno scritto portano la richiesta di continuare in questa direzione e confermano perciò che siamo riusciti a fare bene."

L'arte può essere lo strumento attraverso il quale Torino cerca il rilancio dopo la progressiva perdita della sua identità industriale?
"Sicuramente. L'offerta culturale, che diventa anche turistica, rappresenta uno strumento per la definizione di una nuova identità. Che chiaramente non può sostituire la vocazione industriale di questo territorio, ma la può certamente affiancare. Il sistema culturale è una parte centrale di un territorio che anche dal punto di vista economico e occupazionale deve lavorare per scrivere pagine nuove di successi. I lavoratori nel mondo della cultura in Piemonte sono più di 40mila e questo dà la sensazione anche numerica di cosa significhi. Per non parlare poi di tutto l'indotto, delle competenze artistiche di Torino e del Piemonte. E' una strada che noi già perseguiamo e i risultati, come ho detto, sono gli occhi di tutti."

Al di là del lavoro dell'assessorato specifico, il sistema politico sta comprendendo l'importanza di tutto ciò?
"Io dico di sì e do un esempio concreto: l'8 febbraio abbiamo presentato ufficialmente all'Italia la carta di credito per la cultura. La Regione Piemonte, con gli enti e gli istituti culturali che hanno deciso di aderirvi, ha realizzato questo strumento innovativo proprio per poter offrire un supporto al sistema. Utilizzando questa carta, senza costi aggiuntivi, si destinerà una piccola quota di ogni transazione ad un fondo unico per la cultura e si potrà così scegliere quale museo, quale iniziativa culturale o quale istituzione finanziare. Questo ci è stato permesso perchè la comunità politica ci crede. Dal prossimo anno, è stato stabilito che il 20% dell'addizionale regionale dell'Irpef sarà destinata a finanziare le attività culturali: un riconoscimento forte che garantirà risorse importanti."

Negli ultimi mesi si è discusso molto del Castello di Rivoli e più in generale del sistema dei musei torinesi. A che punto siamo?
"Rivoli è una delle grandi eccellenze del nostro territorio e un'eccellenza mondiale nell'ambito dell'arte contemporanea. Per questo va salvata: non si può pensare di prescindere dalla storia del Castello e da ciò che il Museo di Arte Contemporanea rappresenta. Ciò a cui stiamo lavorando, insieme agli altri soci fondatori - la Città di Torino, la Provincia di Torino e la Città di Rivoli - è la semplificazione dei contenitori amministrativi e burocratici, per arrivare a una sola fondazione, Torino Piemonte Arte e Musei, in cui le sensibilità artistiche e le direzioni creative rimarranno indipendenti e svincolate, ma la parte gestionale sarà unica. Consigli di amministrazione, uffici contabili, uffici di comunicazione dovranno lavorare insieme in un sistema dell'arte contemporanea che riguarda l'area metropolitana torinese e il Piemonte in generale."

E per quanto riguarda il nuovo presidente di Artissima?
"Questa è un'altra rivoluzione copernicana che stiamo cercando di porre in atto in questo momento storico. Abbiamo fatto un'evidenza pubblica, abbiamo chiesto di mandare progetti e curricula. Non volevamo che il metodo classico della politica, che sceglie senza avere un'evidenza chiara di quello che accade, anche questa volta fosse protagonista. Abbiamo invertito la rotta, sono arrivati 44 curricula legati ad altrettanti progetti, che valuteremo e sceglieremo in modo trasparente."

Per i giovani artisti torinesi, infine, cosa state pensando?
"Bisogna fare di più, perchè ci siamo concentrati troppo sui contenitori e sulla celebrazione degli altri. All'inizio dello scorso anno, con Luca Beatrice, abbiamo fatto una provocazione: la mostra Km 011, per cercare di regalare un po' di ribalta e di attenzione a chi è artista in questo territorio. La creatività dev'essere sostenuta, supportata ed aiutata. Non si può pensare di investire in cultura non sostenendo chi, di fatto, la cultura la produce."



FABRIZIO CORGNATI for ARTITUDE
 

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