FIRENZE PITTI UOMO- Intervista a Giuseppe Colombo, amministratore di Gallo, in tre parole:novare, qualificare, innestare!Arte e moda.
Immobili davanti ad uno degli stand più colorati di Pitti Uomo n°81, decidiamo di entrare nel mondo di GALLO, il brand che ha rivoluzionato il modo di fare ed indossare le calze.
Gentilmente invitate a restare, scambiamo due parole con Giuseppe Colombo, amministratore delegato del brand, che ci accorgeremo essere, tra pochi secondi, una persona che sa bene cosa significhi fare e fruire dell’arte.
“Noi traiamo ispirazione da tutto ciò che attrae. Non ho grandi conoscenze di arte contemporanea, anche se mi piacerebbe averne, ma credo che il trarre ispirazione dall’arte antica come da quella moderna, diventi pensiero di arte contemporanea.”
Effettivamente ogni grande movimento nasce dalla lezione del precedente storico, assorbendone le novità, ma nell’ordine di superarlo, scardinandone il paradigma costitutivo.
Quindi, perché farne una questione di periodo: arte antica, moderna, contemporanea, non convergono forse in modi diversi, ma tutte comunque verso la rappresentazione di quelle parti della realtà, dell’uomo come della sua esistenza, di per sé indescrivibili con l’oggettività dell’esattezza scientifica?
Nella moda che cosa succede, invece?
“A me piace molto ispirarmi a qualcosa che è già stato inventato, che rappresenta delle icone. Posso partire da molto lontano e fare un parallelismo di ciò che è stata l’architettura greca per quella romana. Quando un disegno, un elemento architettonico, per esempio l’architrave, perdura nel tempo, perdendo la sua ragione d’essere basata sulla necessità, viene riconosciuto che ha dei fondamenti, pertanto si trasforma in icona.”
Gallo è alimentato da una continua ricerca stilistica, che trae spunto da elementi artistici, come da precedenti storici nella moda, decontestualizzandoli e riadattandone le forme, gli usi ed i significati.
Colombo incalza:
“Sono molto affascinato dal Futurismo, la sua ricerca di movimento e il particolare uso del colore svelano per me il concetto di modernità, come rottura delle regole, trattandosi di Avanguardie (storiche). Del resto ogni movimento provoca una rottura delle regole accettate fino ad allora!”
Ma allora addentriamoci nel capire dove sia il legame tra le creazioni di Gallo e la rottura stilistica:
“Guardate queste righe” , indicandoci una serie di calzettoni appesi e coloratissimi, “queste righe erano presenti nei nostri archivi del decennio che va dal 1880-1890, e sono state lanciate da me nel 1998. Da allora sono divenute sempre più popolari, nel senso che sono sempre più recepite.”
Lo studio del passato, tuttavia non puo’ essere sufficiente, tali caratteristiche “non riemergono da sole, occorre RIMPOLLINARE con degli elementi attuali e poi avere la capacità di QUALIFICARLE, sì, di farle percepire al fine che esse vengano comperate.”
E’ su questo punto che il sig. Giuseppe, pare essere convinto che la moda sia vicina all’arte contemporanea, riferendosi alla capacità degli artisti di oggi di cogliere degli stilemi del passato, rendendoli attuali, facendoli capire e percepire.
Tale percezione non sarebbe possibile, a suo avviso, laddove non riuscissero a spiegarne le motivazioni retrostanti. Questo il concetto di modernità!
“Molte delle cose che facciamo hanno una base su ciò che è già esistito, che evidentemente deve essere “NOVATO”, NON INNOVATO!”
Chiediamo se questo concetto chiarissimo di “NOVAZIONE” non possa farsi messaggio, prima che prodotto.
“Come nell’arte, essa deve farsi emozione per raggiungere il suo obiettivo di essere compresa, così noi quando abbiamo un disegno o un disegno che ha fatto crescere l’emozione, poi questa si traduce in progetto. Come faccio a “novare”ciò che mi ha dato emozione? Questa deve diventare un progetto, pertanto devo individuare un percorso.”
La moda di Gallo pare seguire un itinerario, che in sintesi la vede nascere da una ricerca, che si ferma quando individua l’emozione, che viene trasformata in idea, poi lavorata nella fase di progettazione e che dà luogo infine al messaggio.
“Come faccio a raccontare un’emozione e a far passare un messaggio, se non c’è sotto un progetto? Qui si spiega la differenza tra un disegnino improvvisato ed, invece, un disegno che prende ispirazione da un’emozione e sul quale, in seguito, è stato fatto un percorso di novazione, nel senso di attualizzazione. ”
Questo vale per “gli scopritori nell’arte” come nella moda, dove sta il talento? Ci conferma Gallo che è solo: “E’ solo una questione di essere ciechi o sordi. Io credo che la vita ci riservi una quantità di messaggi infinita, che noi si potrebbe cogliere solo non fossimo né ciechi né sordi!
Il quesito e la difficoltà stanno nel “come” fare a dare vita a qualcosa e a dare forma a qualcosa solo apparentemente morto. Poi la parola finale spetta al consumatore, l’unico a poter decretare se avevamo torto o ragione.”
Nell’osservare lo spazio allestito da Gallo si ha la sensazione di trovare la risposta a questo “come”:
“Questo spazio da noi arredato, è stato concepito volutamente come fosse un ARMADIO! L’armadio che si avrebbe voglia di avere a casa, inserendo al suo interno le nostre creazioni. Dando loro un contesto, si facilita la vita di queste e del cliente. E’ come gli dicessimo: "Guarda questo è il tuo armadio, te lo faccio vedere, come fosse a casa tua!"”
Giuseppe Colombo sottolinea così l’attività dell’azienda Gallo, che soltanto attraverso queste modalità ha fatto delle calze, che erano prima considerate delle utility, un bene di consumo cioè, un oggetto di valore, acquistato d’impulso.
“La moda è a modo suo arte, quando si qualifica, quando si esprime in maniera tale che qualcuno la capisca: allora diventa arte! L’espressione totale si raggiunge quando l’offerta incontra, o meglio riesce a far nascere la domanda. In questo caso è come si verifica per l’acquisto di un’opera d’arte, il bisogno di appagamento dato dalla visione dell’opera.”
In più egli ci spiega che il primo step è un impatto sensoriale, che è il primo seme e parte da chi crea.
Poi il secondo momento è tradurre l’emozione in progetto, individuando un percorso ripetibile, in qualità e che significa “qualificare” il prodotto creativo.
Il momento culminante è quando il prodotto raggiunge il contatto con il consumer, in questo caso l’armadio di Gallo che fa vedere ciò di cui hai bisogno con i giusti accostamenti.
In tutta questa operazione è fondamentale che il creativo “si metta in ascolto”.
Chiediamo se in azienda collezionano opere d’arte e se si ritiene possa essere utile e stimolante per i dipendenti un ambiente artistico.
Gallo dice che non vengono collezionate opere, ma sottolinea l’importanza dell’atteggiamento che ognuno deve avere nel lavoro, dunque nella vita, lasciandosi stupire per poter trarre stimolo, emozione, iniziando da una curiosità, un percorso di accrescimento personale:
“E’ molto bello collezionare opere d’arte, ma l’importante è la caratteristica sottostante, che è la capacità di farsi PERMEARE da ciò che esiste, farsi ispirare ed essere capaci di progettare. Non so come si faccia ad ispirare i dipendenti, oltre il fornire loro dei brief stimolanti, mentre è facilissimo ispirare me stesso.
A volte ascoltando certi brani di musica classica raggiungo degli stati di GRAZIA? Non so, sicuramente delle sensazioni che mi fanno capire che cosa sia il SUBLIME. Credo che ognuno di noi possa raggiungerli, perché li ha dentro di sé. Molti non lo fanno perché non sanno che ci sono. Ognuno deve capire da solo come fare a raggiungere queste vibrazioni, ma è un percorso lunghissimo, in cui occorre porsi le giuste domande e stare in ascolto del sé!”
Alla nostra richiesta di farci dei nomi di artisti…Gallo ci risponde: " Ivorgiak, Rachmaninov, Mozart, mi piace la forza del ‘600, il ‘700 ed l’ ‘800 tutto. Trovo molto bello il Futurismo!”
Per il contemporaneo?
“Avrei bisogno di una guida…sono convinto che vi troverei grandi ispirazioni!”
ARTITUDE ARTE E MODA