Maurizio Roasio, l'artista più veloce del mondo
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2012/01/19 |
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BIELLA - Il noto espressionista informale piemontese abbandona il pennello per il volante delle macchine da corsa: "Denominatore comune? L'emozione."
"Faccio l'artista, che è la mia professione ufficiale, con grande passione e il pilota, che è la mia passione, come se fosse un lavoro." E' difficile, anche ponendolo di fronte alla domanda diretta, appiccicare un'etichetta univoca a Maurizio Roasio. Biellese, classe '46, pittore e scultore espressionista astratto, con alle spalle mostre in tutta Italia ma anche a Ginevra, Londra, Parigi, Roasio coltiva dentro di sè anche l'anima del pilota automobilistico, che lo ha portato recentemente a disputare il Giro d'Italia Automobilistico al volante di una Porsche 911 GT3 RSR. Due realtà che condividono più di quanto potrebbe sembrare.
Quindi le sue due dimensioni si possono incrociare?
"C'è un interscambio, perchè a certi livelli anche l'automobilismo conviene farlo professionalmente."
Sono due mondi che all'apparenza sembrano molto distanti: pensando all'arte viene in mente qualcosa di ben più statico rispetto al motore. E' così?
"No, perchè intanto c'è un denominatore comune che è l'emozione. Questa si può tradurre sia nell'atto gestuale della creatività pittorica e artistica, sia nel momento in cui si guida una macchina. E' chiaro che si tratta di emozioni di taglio diverso, ma la base è la stessa."
Mi vengono in mente le parole del maestro Von Karajan, che disse che la musica più bella era quella di un V12 Ferrari.
"Von Karajan era uno che aveva, evidentemente, queste due passioni nel sangue. Ma anche nel mondo dell'arte ci fu Picabia che, ai tempi di Picasso e degli altri grandissimi maestri mondiali, correva con le macchine dell'epoca. Per non parlare di Roberto Crippa, anche lui amante dei motori, che con gli aerei ci lasciò pure la vita. Il loro era un incrocio di mestiere e passione un po' come il mio."
C'è qualcosa dell'esperienza motoristica che si porta nel lavoro di artista e viceversa?
"Come riflesso conscio, no. Inconsciamente, non lo so, anche perchè l'inconscio non lo domina nessuno."
Lei si definisce "espressionista astratto"...
"E' il lavoro che faccio."
C'è spazio per una corrente del genere nell'arte di oggi?
"Diciamo che oggi, nella polivalenza di tutti coloro che esprimono qualcosa anche a livello artistico, si può dire che ci sia spazio per tutti. Coloro che esprimono il proprio modo di creare con l'espressionismo informale, come faccio io, sono a dir poco obsoleti, perchè oggi l'arte è andata fuori dal seminato e sappiamo cosa succede. Questa non vuole essere una critica, ma è indubbio che si destino alcune perplessità su che cosa sia l'arte attuale. Io dipingo ancora alla vecchia maniera, che poi vecchia non è."
Forse potremmo definirla tradizionale, piuttosto che vecchia.
"Tradizionale, sì."
Leggo un certo orgoglio in queste sue parole.
"Lo dico con orgoglio perchè sono contentissimo di aver passato una vita a elaborare le mie idee e a continuare per la stessa strada. Oggi, vuoi perchè gli anni ci sono, non me la sentirei mai di propormi dalla mattina alla sera con delle cose che io reputo - alcune, per carità, non tutte - delle solenni prese in giro."
Concludiamo questa nostra chiacchierata parlando di Torino, che oggi è considerata una delle capitali dell'arte, ma con dubbi e polemiche (come quella recente sul Castello di Rivoli). Se dovesse fare un bilancio della situazione attuale?
"Il bilancio della situazione attuale è che io cerco, volutamente, di defilarmi da tutto ciò che può trascendere in polemiche che necessariamente sconfinano in questioni politiche o puramente commerciali. Preferisco stare a margine di questioni in cui non mi interessa essere coinvolto. Diciamo che c'è molta confusione: è una cosa pilotata e non sempre correttamente."
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| FABRIZIO CORGNATI for ARTITUDE |
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