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PEPE ( Giuseppe Palermo), classe 1973, nasce e cresce immerso nelle profonde suggestioni paesaggistiche culturali della costiera amalfitana.
Dal padre siciliano ebanista, mutua la febbrile ricerca tipica dell’artigiano, tutta tesa ai materiali e alla forma.
Proprio questa necessità quasi vitale “del fare” caratterizza la formazione di “Pepe”, artista poliedrico deciso a non arrendersi ai confini dei materiali e delle figure, come nel sogno di un eterno bambino.
Oggi la volontà dell’artista, artigiano e uomo, è quella di continuare a colpire con le sue provocazioni sensoriali, per un pubblico che ne sappia fruire liberamente senza preconcetti.
Nella ricerca del significato della propria creatività, l’artista spazia ai confini tra la sperimentazione dei materiali ed il gioco delle tecniche, facendo convergere conoscenza e immaginazione , pratica e tensione mentale riaffermando il valore della manualità e il piacere dell’esecuzione dell’opera, indifferentemente plasmando la materia, disegnando le superfici, o ancora esprimendosi in originali combine paintings.
L’analisi eclettica conduce, di volta in volta, dai limiti di una estetica astratta, al concettuale, dall’informale, sia segnico sia materico, asettico o antigrazioso e sgraziato al figurativo lirico e sereno, talvolta clownesco.
Il fenomeno, dove è presente, emerge e riaffonda nella materia negando una piena rappresentatività alle opere.
Tale demiurgico gioco dell’arte germina moderni feticci totemici che, se possono, ribollono, si gonfiano, suonano festa, riappropriandosi dalla spazio negato dai reticoli cosmici e dai telai che li sostengono imprigionandoli
PEPE
Il primo incontro: la famiglia gialla
La visione dell’artista in questo ciclo di opere si rivela prettamente lineare: la linea esprime il senso della composizione in cui il disegno ingloba il colore.
La composizione a sua volta prende vita su un unico piano frontale in cui le figure sono per lo più paratattiche: presentate frontalmente e con tutti gli elementi ben definiti in maniera plastica e lineare.
Lo stile lineare, il file rouge che unisce la produzione artistica delle civiltà del passato, da quella egizia a quella bizantina, passando all’arte gotica, ai grandi maestri di fine Ottocento e inizio Novecento: Gauguin e i Nabis, i Fauves e Modigliani, si ritrova qui a raccontare la malinconica esistenza della famiglia gialla.
La mancanza di descrizione verosimile dello spazio lascia le opere libere dall’illusione di realtà e dalla temporalizzazione , permettendo così l’inserimento del soggetto in un mondo senza tempo, senza chiare coordinate, libero, fluido e indefinito.
Il colore, per lo più timbrico, ossia risolto tutto in superficie, è incastonato in contorni ben definiti. I colori più ricorrenti sono senza dubbio il blu (e le sue gradazioni: azzurro, turchese, grigio) che ci racconta di mari, di cieli diurni e notturni, e il giallo, il colore della mente dei personaggi, dei soli e delle lune. La calma del blu e l’energia del giallo, la riflessione degli azzurri e la luce della lampadina-testa che si illumina, portatrice di idee, energie, speranze e sogni. I personaggi hanno in mente il giallo: il colore del sole. Moderni lapislazzuli e oro.
La luce è ovunque, anche nelle scene notturne, poiché è interna ed espressa direttamente dal colore e assume così una funzione espressiva e non più costruttiva.
Forma, spazio, colore e luce possono essere resi in infiniti modi, tanti quanti sono gli artisti. Pepe attraverso questi quattro elementi ci racconta un mondo bidimensionale, colorato ma con poche sfumature, semplice e chiaro, deciso e determinato. Non esiste alcun interesse verso la mimesi, nessuna fedeltà al dato naturalistico. Pepe vuole parlarci di altro, di tutto ciò che sta oltre l’apparenza della realtà. Ci racconta di un mondo che c’è in tutti noi ma che non siamo più abituati a guardare, ad ascoltare e a sentire.
L’arte è il mezzo per esprimere e raccontare vicende così intime, personali ed estremamente umane. In un attimo ci accorgiamo che il mondo dell’artista include qualcosa anche del nostro intimo microcosmo. Si incontrano inevitabili corrispondenze se si aprono cuore e occhi.
Plotino affermava che “nell’arte la forma, prima di passare a materia, esiste già nel nous (pensiero) dell’artista; l’arte è un’operazione spirituale, soggettiva, sia per l’artista che dà forma a ciò che ha dentro di sè, sia per l’osservatore, il quale riconosce nell’opera il riflesso della propria interiorità”. Non possiamo trovare parole più adatte per descrivere la volontà dell’arte di Pepe.
Dobbiamo però porci una domanda. Quando l’artista si allontana dalla mimesi della natura per crearne una parallela, più adatta alla sua visione del mondo?...Ciò accade quando il rapporto col mondo esteriore non è armonico, quando esiste uno scarto tra la realtà e la sensibilità dell’artista.
Così l’artista filtra la realtà, salva e trasforma alcune emozioni. Pepe salva soprattutto l’amore e la malinconia ed elimina tutta una parte di realtà in cui lui non si rispecchia, che non sente sua, che forse rinnega
Testo critico di SARA ZUGNI
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