L'intuizione dello strappo nei lavori di Mimmo Rotella, maestro del décollage e del Nouveau Réalisme
"L'arte? E' quella cosa che deve causare uno choc a chi guarda. Il resto è accademia" Mimmo Rotella
In principio fu lo strappo, intuizione del 1953 che mandò in soffitta gli oli su tela, segnò la fine della crisi creativa dell'artista calabrese e aprì a una grande rivoluzione visiva del '900: il décollage.
Nato a Catanzaro nel 1918, a Napoli frequenta il liceo artistico e si diploma, poi si trasferisce a Roma e lavora come disegnatore presso il Ministero delle Poste e Telecomunicazioni. A Roma espone alla sua prima personale presso la Galleria Chiurazzi, ma incombe la crisi creativa, in realtà la gestazione di un bozzolo che sta per diventare farfalla e che, ispirandosi alle immagini pubblicitarie e cinematografiche, darà alla luce i décollages prima astratti e poi figurativi, scegliendo Marilyn Monroe come soggetto principale, facendone un'icona. Da questo momento in poi sono numerose le mostre: a Zurigo, Parigi, Londra, New York, Lima, Tokyo, la fama di Rotella è sempre più internazionale. Negli anni '60 il critico Pierre Restany lo invita ad aderire al gruppo del Nouveau Réalisme. Nel 1964 lascia Roma per trasferirsi a Parigi e la XXXII Biennale di Venezia gli dedica una sala. Realizza in quegli anni gli Artypo (prove di stampa scelte e incollate liberamente su tela),negli anni '80 Blank (manifesti pubblicitari strappati e ricoperti con strisce monocrome di carta) e le Sovrapitture (usando manifesti lacerati e incollati su supporti in lamiera). Nel 2000 viene costituita la Fondazione Mimmo Rotella e nel 2002 riceve la medaglia d'oro per le arti visive dal presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi. Sempre nello stesso anno una sua opera viene comprata all'asta di Sotheby's a Londra per 212.000 euro
La vita deve interagire con l'arte e viceversa e Rotella incarna questa relazione, vissuta in modo viscerale e intuitivo. Girovagando per Roma, insofferente, alla ricerca della folgorazione e dell'illuminazione, guarda il cartellone di Cinecittà e ha trovato quello che cercava. L'azione che agisce sulla staticità, lo strappo che agisce sull'immagine, in un gesto di liberazione e trasgressione che ricorda i giovani "arrabbiati" di tanta letteratura di quegli anni (soprattutto quella anglo-americana).
E l'Italia, che vive nel torpore del benessere economico e all'ombra della tradizione, sembra ignorare le correnti rivoluzionarie che - sotterranee - arrivano da oltre Oceano. Rotella risveglia dal sonno dogmatico l'arte italiana e se prima il décollage non esisteva come codice artistico, alla Biennale di Venezia del 1964 i suoi strappi erano ormai consacrati a linguaggio universale.
In bilico tra iconoclastia e iconolatria, i lavori di Rotella creano e insieme sfregiano l'aura del mito con un gesto umano e istintivo, e il manifesto, prodotto della cultura urbana postmoderna, dalle mani di Rotella ci viene restituito decomposto, ma sempre accattivante.
Frammenti di mitologie, Marilyn, Sofia Loren, John Wayne, Liz Taylor, Clark Gable vengono feriti, scorticati, tagliuzzati, ma: "Cosa importa se il volto di Mailyn è scalfito da un parossismo di graffi? - scrive Elena Pontiggia che ha curato diverse pubblicazioni su Rotella tra cui Multiples Décollages - Quello che rimane alla fine è il suo sorriso, la sua corona di capelli biondo platino, la fiamma delle labbra (...) Paradossalmente l'effetto finale di queste figure così corporee non è fisico, ma metafisico".
Rotella non si è limitato a strappare cartelloni cinematografici e pubblicitari; nei suoi lavori c'è una sovrapposizione e stratificazione di immagini e quindi letture, dietro le sue Marilyn spuntano labbra di altre dive, occhi di altri attori, lettere di altri titoli. Il nostro sguardo può dunque leggere su due livelli, quello superficiale e quello profondo, nella totale libertà può scegliere il punto di vista che preferisce, sempre andando in direzione "ostinata e contraria", come voleva l'artista per il quale "strappare manifesti dai muri è l'unica rivalsa l'unica protesta contro una società che ha perduto il gusto dei mutamenti e delle trasformazioni strabilianti".