ROVERETO - Una mostra al Mart spiega come l'attività di Gina Pane non si limiti alla sola body art per la quale è conosciuta, ma spazia anche altrove
Gina Pane, artista dal nome nostrano ma francese, è conosciuta soprattutto per i suoi interventi nella body art. Che, all'epoca fecero scalpore: come non impressionarsi di fronte a una donna che si ricopre di api, le lascia entrare nelle orecchie, si taglia le mani e i piedi, usa il sangue come strumento artistico principale?
Nell'immaginario collettivo, Gina Pane è la donna dei tizzoni ardenti, è colei che si lascia straziare il corpo dai vetri rotti, è quella che si lascia attraversare il viso dai vermi. Ma questi sono cliché, o meglio: il lavoro d'artista riguarda tutto questo e anche altro. «Se apro il mio corpo affinché voi possiate guardarci il mio sangue, è per amore vostro: l'altro (...). Ecco perché tengo alla VOSTRA presenza durante le mie azioni» (tratto da Lettre à un(e) inconnu(e), Gina Pane).
Difficile capire i motivi di scelte tanto estreme, quali quelle dell'artista francese di origine italiana. Forse, bisogna soltato lasciarsi entrare dentro i motivi della sua poetica, senza porsi domande, ma entrando in sintonia con un uso del corpo così radicale e senza mezze misure.
Quello che tenta di far vedere al pubblico la mostra Gina Pane - È per amore vostro: l'altro, dal 17 marzo all'8 luglio 2012, è un percorso antologico che ripercorre tutte le tracce artistiche lasciate da Pane. Le variazioni sono diverse, e si dividono in differenti momenti.
Fino al 1967, dipinti geometrici, meno noti, e Structures affirmées. Già esiste il tema del corpo, ma anche un certo uso del colore, «per renderlo reale, tale e quale. Esso concretizza una sensazione nel modo più diretto» (Ibidem). Tutti visibili nella mostra trentina.
Nel periodo 1968-'70, la trentenne Gina Pane interviene nella natura. E sposta pietre per ricevere i raggi del sole (Pierres déplacées). Quasi una land art ma più concettuale: la linea del pensiero che anima l'artista viene rappresentata in Situation idéale: Terre - Artiste - Ciel (1969).
Dal 1971 al 1979, il lavoro dell'artista è quello della body art più nota. "Azioni", come le chiama, prima in studio e senza un pubblico, poi in appartamenti, in gallerie, in luoghi più istituzionali. Il sangue è protagonista, la documentazione fotografica sempre presente a immortalare per sempre quei momenti, come in Azione sentimentale, la più nota, del 1973: il pubblico è di quasi sole donne, l'artista parla della condizione femminile. Psyché, del 1974, è forse la più surreale. Si autoinfligge ferite alle palpebre, per simulare un pianto fatto di sangue, e un'incisione a forma di croce sull'ombelico. Una rilettura drammatica e coreografica del Vangelo? Una spiritualità raggiunta a colpi di ferite? Al Mart tutti questi dubbi sorgono nello spettatore, perché Action Psyché (Essai), questo il suo titolo definitivo, è offerto nella sua interezza.
Infine, il periodo Partitions et icônes è quello più maturo. Sono divisioni, ma anche "partiture" del corpo dell'artista, ormai assente. Il coinvolgimento è più fisico, oggetti e macchine fotografiche sono disposti per lasciare al pubblico il compito di ricostruire i frammenti dell'opera. Ludico e tragico dialogano insieme, così come momenti di tensione e altri più giocosi. Così, troviamo François d’Assise trois fois aux blessures stigmatisé. Vérification – version 1, 1985 – 1987, o anche Le manteau aux stigmates pour pauvre et riche del 1986 - 1988.
Per informazioni: www.mart.trento.it