200 mostre in tutto il mondo non bastano a spiegare il successo di quello che è considerato uno degli artisti americani viventi più importanti.
Un volto vigoroso incastonato in un barbone che potrebbe farlo scambiare per un guru di una qualche micro-religione new age o per un allevatore di bisonti delle praterie americane. Poi si legge qualche dato e la prima impressione svanisce subito: più di 200 mostre in giro per il mondo, Leone d'oro alla carriera a Venezia, una produzione sterminata di opere di ogni genere. Biennali, premi, successo economico e di vendite oltre che di critica. John Baldessari è una vera star dell'arte contemporanea.
Ma a noi non interessa tanto il puro e semplice "successo", dire a quanto l'opera tale è stata venduta da Christie's: a noi interessa ripercorrere l'evoluzione di una personalità poliedrica e instancabile, i salti e le variazioni di uno spirito sempre insoddisfatto che è difficile incastonare in un movimento, in un termine di paragone.
Incominciamo dall'inizio e dalle prime opere: se fossimo fedeli a quanto "voluto" dallo stesso Baldessari passeremmo oltre dato il senso del Cramation Project del 1970 in cui le opere realizzate negli anni giovanili sono state materialmente bruciate e le loro ceneri poi sono state ricomposte e cotte formando una sorta di pastone artistico. La data di nascita e morte dell'opera incisa sulla targhetta posta a corredo segnalava la decisa volontà di superare, anzi cancellare, quelle prime esperienze.
Come gli stoici che pensavano che ogni ciclo vitale fosse fatto di distruzione e rinascita, implosione ed esplosione: la nuova nascita di Baldessari segnò il passaggio dai testi dipinti alla fotografia e all'associazione di immagini e testi. L'immagine delle due matite (si veda la gallery), quella logora, sporca e consumata abbandonata in auto e poi l'identica matita ben temperata dopo tanto tempo. E' lo stesso Baldessari a dirci che assomigliano molto all'arte: riscrittura, rinnovamento continuo delle esperienze del passato.
Emblematico, anche per dare un esempio del procedimento ironico dell'artista, è l'associazione delle figure del vetro, del legno e dello stesso Baldessari che fuma con la scritta A glass is a glass, Wood is wood but a cigar is a good smoke (Il vetro è vetro, il legno è legno ma il sigaro è una buona fumata). Magritte si sarebbe probabilmente divertito davanti a questa creazione.
Se dobbiamo sottolineare un filo conduttore è proprio questa ironia, unita ad un gusto maniacale per il particolare e la "giusta" collocazione di tutti gli elementi del proprio lavoro. Non semplicemente la mano di un concettuale ma una sorta di riflessione filosofica che sfrutta strumenti artistici per farsi visibile e che è capace di interpretare costantemente il mondo che ha intorno.
Questo accade anche con il mondo artistico: recentemente Baldessari ha riletto, proprio in Italia, opere di Giacometti (The Giacometti variations) mettendo piedoni da clown o grandi tutù alle lunghe ed esili figure scolpite dallo svizzero. Qualcuno si è fortemente scandalizzato ma questo atto desacralizzante forse è, in verità, non un banale gioco ma un modo per rigenerare un oggetto e dargli una seconda vita artistica.