Olivia Casares scrive in prima persona un "possibile" diario dell'artista messicana. Ora tradotto in italiano.
Tris di donne per l’edizione italiana di “Memoria in chiaroscuro. Diario apocrifo di Frida Kahlo”, elaborato dall’esperta d'arte ecuadoriana Olivia Casares e tradotto dall’ispanista napoletana Alessandra Riccio. A completare il cofanetto, otto tavole ad edizione limitata dell’illustratrice Mariella Biglino, dal titolo “La mia Frida”.
Una voce ferma e malinconica racconta in prima persona la vita travagliata e straordinaria di una donna forte e fragile allo stesso tempo, sicuramente complessa ed intrigante come Frida Kahlo (1907 - 1954). Si tratta di un diario apocrifo, direi “possibile”, in cui Olivia Casares riesce ad unire i coinvolgenti eventi biografici dell’artista alla descrizione minuziosa delle opere, in un flusso intimista in cui prevalgono emozioni, desideri e la psiche stessa dell’artista messicana.
La scrittura scorrevole della Casares ci permette di scivolare dolcemente nella vita appassionata e appassionante di Frida Kahlo, insegnandoci a conoscere l’artista in modo completo ed inedito. Dall’infanzia ai giorni della scuola, dalla malattia all’incidente, dalla passione per la pittura al grande amore per Diego Rivera, tutto scorre sotto i nostri occhi.
Da bambina Frida si ammala di poliomielite ed è costretta a letto per lunghi periodi. Combattiva e acuta decide di diventare dottore e frequenta l'Escuela Nacional Preparatoria. Ma nel 1925, a causa di un incidente stradale, riporta molte fratture e una grave lesione interna causata dalla spaccatura del corrimano dell’autobus su cui stava viaggiando che le trafigge il ventre, e ciò le ha impedito in seguito di poter avere il figlio che avrebbe sempre continuato a desiderare.
A causa di queste circostanze Frida è costretta a rimanere immobilizzata a letto per molti anni, ma riesce a trovare nell’arte una via di fuga e anche di comunicazione con il resto del mondo. Come primo soggetto pittorico sceglie di ritrarre se stessa, così i genitori decidono di posizionare uno specchio sul soffitto della sua camera per permetterle di osservarsi e dipingere. Inizia quindi la serie degli autoritratti e nel frattempo recupera la capacità di camminare.
L’incontro con Diego Rivera, artista già noto e più grande di lei, è il momento di svolta per la sua vita sentimentale e professionale: colpito dallo stile pittorico della giovane, egli la inserisce nella scena politica e culturale messicana. Frida si iscrive, infatti, al partito comunista nel 1928, e nel 1929 sposa Rivera. Fu un amore passionale e tormentato, caratterizzato da molte liti e numerosi tradimenti da parte di entrambi.
Una vita eccezionalmente intensa, di cui scopriamo anche i lati più intimi come le “evasioni” con personaggi molto noti, tra cui il rivoluzionario russo Lev Trotsky e l’artista André Breton, ma anche le esperienze omosessuali con Tina Modotti, fotografa e militante comunista.
Olivia Casares, oltre a simulare un’autobiografia, ci porta dentro ogni dipinto di Frida, descrivendone genesi, sviluppo e significato. In essi c’è il legame con la sua terra e il folclore messicano, gli animali, i colori, le piante, ma anche il suo rapporto con il dolore, con il suo corpo menomato, con il resto del mondo. Sono visioni surreali che raffigurano gli aspetti più drammatici della sua vita, utilizzando elementi fantastici e discordanti per provocare un forte contrasto ed esplicitare il suo mondo interiore.
Un libro per imparare ad amare Frida Kahlo come donna e come artista.
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