Ha inaugurato nello spazio milanese della galleria Dep Art la minuta e delicata esposizione monografica dedicata all'artista DadamainoMilan opened in the space of the gallery Art Dep the tiny and delicate monographic exhibition dedicated to Dadamaino
Se imboccate via Giuriati, a Milano, e vi sentite persi ed estranei mentre camminate in una deliziosa strada residenziale... bene, sappiate invece che siete arrivati, perché al numero civico 9 si trova la galleria Dep Art, sede della mostra dedicata a Dadamaino, visitabile sino al 30 aprile 2011 (con i seguenti orari: dal martedì alla domenica dalle 15 alle 19).
S'intitola Movimento delle cose, nome che il curatore, Alberto Zanchetta, riprende dalla serie di opere realizzate dall'artista, al secolo Eduarda Emilia Maino, tra gli anni ottanta e novanta (precisamente dal 1987 al 1993).
Dimenticate quasi completamente tutta la sua produzione d'esordio, testimoniata comunque da qualche opera che lascia chiaramente intravedere l'influenza di Lucio Fontana e dello Spazialismo, ma anche del lavoro degli aderenti al gruppo Azimuth, la rivista, e Azimut, la galleria - Piero Manzoni, Enrico Castellani e Agostino Bonalumi -, con cui Dadamaino lavora a partire dagli anni cinquanta. E lo dimostra un'opera come Volume, del 1958, così affine eppure così autonoma rispetto alle superfici bucate di un Paolo Scheggi a caso.
Ecco, sforzatevi e fate un piccolo balzo cronologico in avanti, a quando l'esperienza e l'attenzione di Dada si sono già soffermate sull'indagine del colore, e poi del segno, e poi della scrittura. Ci siamo quasi: perché il Movimento delle cose inaugura una nuova sensibilità, sempre materica, ma più controllata.
Il limite tra cosa appare e cosa è esiste, ma come spesso accade è valicabile. Guardandoci attorno, vediamo appeso (meglio, sospeso) alle pareti un piccolo nucleo di lavori fatti di superfici bianche di varia dimensione su cui affiorano delicatamente onde segniche dalla consistenza ineffabile. Una scrittura dolce che nasce da un'interiorità tutta femminile e si riversa incessante all'esterno.
Vogliamo togliere la poesia a una sinfonia? Si tratta di semplice poliestere su cui sono state attaccate, regolarmente, con un lavoro ripetitivo quasi all'ossessione e in parte violento, dei mordenti metallici. A riconferma, l'ennesima, di come l'arte possa sorgere e acquisire una sua dignità anche dagli oggetti più scontati.
E per concludere con le parole dello stesso Alberto Zanchetta: "... negli anni novanta Dadamaino sarebbe tornata alla primogenitura tenendosene pur tuttavia a distanza, forse per riuscire a osservarla da lontano, o magari per tenere una visione d'insieme più definita". (1)
(1) A. Zanchetta Il gheriglio delle cose, in Dadamaino, a cura di A. Zanchetta, catalogo della mostra, Milano, galleria Dep Art, 18 febbraio - 30 aprile 2011, Dep Art edizioni, Milano 2011.