Assolutamente fuori dalle righe, dallo spirito, oseremmo dire, "punk" è la mostra bresciana. Absolutely out of line, the spirit, we dare say, "punk" is the exhibition in Brescia.
Più che una mostra vera e propria sull'operato del grande artista, osannato in varie mostre d'arte (dal MAXXI di Roma alla più piccola mostra collettiva in Friuli), quella di Brescia, NOT GDD, a cura di Alberto Zanchetta e di Serena De Dominicis, che inaugura il 21 gennaio 2011, è una mostra che rielabora una delle volontà espresse dall'artista stesso.
Insomma è in sé non una retrospettiva sulle opere dell'artista, bensì piuttosto un'operazione artistica, nella quale forse si esasperano tali volontà, che fondamentalmente sono declinate sul "non lasciare tracce" della propria immagine, sull'onda dell'affermazione del non essere, o meglio dell'essere "la verifica della possibilità di esistenza" di se stessi, come esprime l'artista stesso in una lettera datata aprile 1970.
Assolutamente fuori dalle righe, dallo spirito, oseremmo dire, "punk" è la mostra bresciana. Una specie di negazionismo della figura autoriale, che finora è sopravvissuta grazie al "mancato rispetto" nei suoi confronti da parte di coloro che hanno esposto le sue opere, che lui aveva tentato di distruggere tutte, perché l'opera doveva essere "unica e irripetibile" per acquistare eternità. Una fugacità che rende l'opera immortale.
GDD, si scrive nel catalogo alla mostra, diceva che "la riproduzione non è una mia opera ma l'opera del fotografo", che "il pubblico, anziché abbonarsi a internet o riempirsi le case di cataloghi o di libri, farebbe meglio ad abbandonarsi alle linee aeree o ferroviarie e andare a vedere le opere dal vero", e che "l'arte non ha bisogno, per esistere, di essere vista". Per questi motivi, nella mostra sono presenti, scorporate, alcune pagine del catalogo Electa che ha accompagnato la mostra romana Gino De Dominicis: l'Immortale e che per l'occasione sono state oscurate.
Altre pagine estrapolate da cataloghi collettivi di mostre passate sono state rese vacanti, lasciando le didascalie a piè di pagina. Una consuetudine, questa, che in passato era applicata come regola per l'artista, mentre oggi è tutto l'opposto - anche per ragioni pratiche, ovvero per dare a giornalisti e pubblico del materiale per scrivere e ricordare, ma tradendo lo spirito dell'artista.
Un'altra operazione atta a restituire lo spirito dell'artista è quella di modificare il Necrologio del 1969, mettendo l'anno corrente come anno di morte, anziché il 29 novembre 1998. Questa "posterità fraudolenta" dovrebbe essere aggiornata a seconda dell'anno solare in corso, almeno secondo le intenzioni dei curatori.
Un video, Terza soluzione d'immortalità (Gino De Dominicis vi guarda) del 1970, porta nella mostra bresciana un primo piano del viso annerito.
La mostra intende quindi restituire alla vita i principi che enunciava l'artista romano, principi più o meno condivisibili dagli artisti, ma che in qualche misura, forse, restituiscono più di qualsiasi retrospettiva l'operato e il significato delle produzioni di De Dominicis.
Sito della Libera Accademia di Belle Arti di Brescia: www.laba.edu