“Dialoghi a due” è il titolo del ciclo espositivo pensato per la nuova stagione dalla Galleria “Gli eroici furori” di Milano"Dialogues for two" is the title of the exhibition cycle designed for the new season from the Gallery "The heroic fury in Milan
MILANO – Stimolante l’assunto di partenza, che mette a confronto l’esperienza di una figura consacrata dalla tradizione con quella di un artista emergente. Maestri e allievi, vecchi e giovani, appartenenti a generazioni differenti, vengono chiamati di volta in volta a dialogare su temi, linguaggi e riflessioni che a distanza di anni sembrano tornare, ossessivi, intessendo trame sotterranee e intercettando la materialità pittorica e scultorea delle opere esposte. Tappa prima di questo percorso è “Attese”, dialogo a distanza tra Gianfranco Ferroni, il grande maestro livornese scomparso qualche anno fa a Bergamo (1927-2001) e Fabrizio Pozzoli, milanese, classe ’73, diplomato fumettista e dal ’99 avviato alla scultura. La curatela della mostra, in calendario fino al 30 gennaio, è di Chiara Gatti.
Erede del realismo esistenziale di Banchieri, Ceretti, Guerreschi, Romagnoni e Vaglieri, esponente di spicco, nel 1979, della Metacosa, Gianfranco Ferroni arriva ai deserti metafisici delle “attese” al termine di un lungo percorso, solo in parte anticipato dai sobborghi metropolitani degli anni Cinquanta. All'apice del successo, dopo la personale alla Biennale di Venezia del 1968, egli sceglie di seguire la strada più difficile, quella del silenzio, in un isolamento progressivo che lo porterà all'analisi, sempre più approfondita, del proprio mondo interiore, riflesso negli interni dello studio. Nascono da qui le atmosfere crepuscolari di Cartoccio celeste (1985), Diagonale d'ombra 1991), Straccio sul quadrato (1998) e Altarino laico (1994), dove, preponderante, è la presenza degli oggetti, vasi, brocche, letti, tavolini, bicchieri. Una presenza discreta, laica e metafisica insieme, prossima, per certi versi, a certe fantasie morandiane, che confina la figura umana al bordo della scena, e che testimonia, con la calibratura sottile dei pieni e dei vuoti, l'esatta disposizione dei volumi e lo studio accorto della luce, il tormento dell’autore un attimo prima della morte. «Io laico convinto, sono in attesa: attesa di un improbabile evento, o miracolo, o apparizione, ma soprattutto di un senso da dare alle cose:dare nuova significanza a ciò che non ha più significato».
Più aperto verso una dimensione anche sociale del fare artistico, veicolata dalle sculture di grandi dimensioni, Fabrizio Pozzoli conserva, nei confronti del tema proposto, un approccio meno meditato e più istintivo. La sua prima scultura, un autoritratto del 1999, la dice lunga sulla ricerca identitaria e il naturale bisogno di comunicazione che questo autore conserva. Come pure, esplicito, è il messaggio salvifico di certe opere, tra cui In fieri (2010), possente immagine di una madre che serba nell'addome il futuro e che tiene tra le braccia un fascio di legna, simbolo di un passato ormai superato. Non basta, tuttavia, la naturale energia dell'autore ad allontanare la sensazione di solitudine che queste mirabili sculture pure comunicano. Così, il fil di ferro e il rame intervengono a intaccare le false sicurezze delle “donne in attesa”, fermandole un attimo prima della rivelazione, ed esponendo le membra al potere corrosivo degli agenti atmosferici. Isolate nello spazio, chine a terra, secondo la grande lezione di Ferroni (Tutto sta per compiersi, 2010; Pensiero nudo, 2010), o timidamente protese verso il cielo (Precaria ricerca di appartenenza, 2010; Zona d’ombra), esse sembrano pietrificate nell'attesa di qualcuno che le liberi, facendo vibrare la materia di cui sono rivestite. Un qualcuno che Pozzoli cerca e ancora non sa descriverci ma che, certo, ha una fisionomia molto più umana, terrena e definita che non nel maestro Ferroni.
Per info:
Galleria Gli eroici furori
Via Melzo 30 – 20129 Milano
Tel. 02.37648381
www.furori.it
www.pozzoart.it