Tatlin, New Art for a New World. |
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2012/08/20 |
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Perseguiva un grande obiettivo, quello di edificare il bene dell'umanità; pensava che, a questo fine, ogni disciplina potesse contribuire!
Vladimir Tatlin era un visionario. Perseguiva un grande obiettivo, quello di edificare il bene dell'umanità; pensava che, a questo fine, ogni disciplina potesse contribuire e ogni tecnica, ogni materia andassero valorizzate nelle loro potenzialità costruttive.
Crebbe tra Mosca e Kharkiv, in Ucraina, ma nel 1899, a soli 13 anni, abbandonò la famiglia e prese il largo, imbarcandosi come mozzo su una nave. Conclusa l'esperienza tornò alla base, quindi riattraversò la Russia con mezzi di fortuna e raggiunse Mosca. S'iscrisse all'università Penza, dove cominciò a dipingere e a sperimentare; ma venne espulso per mancanza di talento, dopo essere stato accusato di avere tendenze sovversive. Sopravvisse dipingendo icone con fondo oro. Del resto un'aspirazione al trascendente non gli era estranea. Il suo maestro Larinov, che già stava tentando di forzare il sistema accademico e le convenzioni artistiche del tempo, lo introdusse nell'ambiente dell'avangardia russa cosmopolita e internazionalista e gli presentò collezionisti come Sergey Shchukin; presso di loro scoprì Monet, Gauguin, Cezanne e Matisse. Nel 1914 intraprese un viaggio a Parigi. L'incontro con Picasso risultò decisivo. Precorrendo ciò che stava per avvenire in Russia, Tatlin, da artista d'avanguardia, si trasformò in artista rivoluzionario. «La tela è troppo limitata per contenere ciò che è tridimensionale», diceva. E cominciò a realizzare i "contro-rilievi", assemblages polimaterici consapevolmente intesi come "contrattacchi", ossia come momenti di rottura destinati a scuotere la pittura dalle fondamenta, a liberarla dalla funzione della rappresentazione.
Tatlin era un artista completo, dedito sia alla pittura che alla musica folkloristica, motivato dai suoi continui viaggi in Turchia, in Grecia e sulle coste dell’Africa del Nord, per il suo lavoro di marinaio. Grazie alla sua passione per la pittura cubista e futurista riuscì ad annoverare fra il suo giro di amicizie Gončarova e Larionov, con i quali condivise varie esposizioni. Realizzò rilievi astratti polimaterici (i Controrilievi), inaugurando in tal modo il costruttivismo, con cui esprimeva l'arte funzionale, costruttiva, attenta ai nuovi materiali (dell'epoca) e alle tecniche industriali.
Il suo incontro con Picasso avvenuto a Parigi lo influenzò positivamente, riuscì in quel lasso di tempo ad attingere da lui la tecnica di scomposizione degli oggetti su piani diversi, fino a ottenere pure forme geometriche. Professore di arte e di tecniche pittoriche durante la rivoluzione russa, aderì alla corrente del produttivismo, secondo la quale l’arte veniva asservita ai principi pratici della costituzione di una società nuova e egualitaria. Nel 1919 era stato coinvolto nel progetto di un monumento (una torre metallica a forma di spirale di 400 metri) che doveva essere dedicato alla Terza Internazionale, ma i lavori di costruzione non furono mai iniziati e il progetto venne abbandonato.
Nel 1932, per via del decreto staliniano, che aveva decretato lo scioglimento di qualunque gruppo potesse essere considerato troppo moderno all'epoca, decise di trasferirsi a Leningrado, dedicandosi al disegno industriale e alla scenografia.
Museum Tinguely, Basel.
Fino al 14 ottobre 2012
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