Making Execellence. Documenta 13. Pitti Uomo e Milano Moda reclamano la ricerca di prodotti speciali e distinguibili, ad un buon prezzo.
Intuire una esigenza reale piuttosto che declinare un’idea mentale. Pitti Uomo e Milano Moda reclamano la ricerca di un prodotto speciale, distinguibile, ad un buon prezzo. In realtà i nuovi talenti creativi, i giovani stilisti provenienti dai concorsi moda vivono in un’altra dimensione, frequentano un limbo creativo al di fuori della realtà reale del mercato e dei consumatori. Galleggiano come boe alla deriva in un iperuranio ideale, in un paradiso estetico artificiale, obbedienti ai concetti di ispirazione, mood di riferimento, artigianalità, serie limiate.
Quando parlano stringono la E centrale di cliente rendendola insopportabile ed estranea. Si beano di collaborazioni acquisite per grazia ricevuta piuttosto che per concrete attitudini con il mercato di riferimento. Sfogliano frementi riviste e magazine alla ricerca di loro stessi ed evitano di prendere in considerazione i veri aspetti tendenziali del momento. Parliamo del Making Excellence: magistrale straordinarietà sublimale. Due semplici paroline che sottendono un mondo.
Impeccabili, i giovai talenti urlano a gran voce di saper interpretare i destini estetici dei loro clienti, quelli che abitualmente richiedono una pronuncia aggraziata della E centrale. Making Excellence, due semplici paroline anglosassoni che propongono agli addetti ai lavori di esaminare ogni singolo aspetto e dettaglio mondeggiante della costruzione di un manufatto, partendo dal concetto di perfezione fattuale come vero punto di partenza, evitando di interpretarlo come punto d’arrivo. L’eccellenza è qualcosa di diverso e di più complesso dalla perfezione.
L’eccellenza è la possibilità di salire sul palcoscenico della vita e trovarsi a proprio agio con se stessi e con il proprio pubblico, declamando, sussurrando, essendo quello che si è deciso di essere, nient’altro che se stessi. Belli, audaci, sicuri, effervescenti, consapevoli delle proprie possibilità di aprire un dialogo con il destino.
Ed è così che scopriamo che i giovani talenti creativi, soliti nell’incastrare nelle loro interviste la parola Arte per dimostrare la loro spiccata sensibilità nei confronti del contemporaneo, distratti dall’osservazione della loro ombra, dimenticano di aggiornarsi, di seguire documenta 13, a Kassel, in corso già da alcuni giorni. Se avessero letto, se avessero presenziato, se si fossero informati adeguatamente, prima di pronunciare la parola Arte - pronunciando sempre l’unica E presente in modo chiassoso ed insopportabile - saprebbero che non esistendo un tema centrale al quale gli artisti invitati a Kassel dovevano attenersi, documenta 13 si è trasformata in un grande, immenso, favoloso, palcoscenico al centro del quale ogni artista presenta se stesso, le proprie eccellenze espressive.
A quanto pare, quindi, Moda ed Arte, ancora una volta e sempre più in maniera incisiva ed avvolgente, camminano a braccetto, evidenziando l’urgenza di un Making Excellence a tutti i livelli, dimensionale ed entropico, liquido, compreso il virtuale iperuranio, metafisico e nuvoloso. Già.