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Vincenzo Agnetti, la grande arte concettuale a Foligno

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2012/06/22

 
 



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Al CIAC di Foligno si inaugura il 23 giugno un importante antologica dedicata a un protagonista dell'arte concettuale.

Nell’estate tiepida degli spazi espositivi delle grandi città, i piccoli centri dell’arte contemporanea si prendono la rivincita. Al CIAC Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno inaugura, il prossimo 23 giugno, in grande stile, un importante antologica dedicata a uno tra i più grandi protagonisti dell’arte concettuale: Vincenzo Agnetti. L'OperAzione concettuale. Curata da di Italo Tomassoni e Bruno Corà, in collaborazione con l'Archivio Agnetti di Milano, diretto da Bruna Soletti e Germana Agnetti, raccoglie oltre 50 opere provenienti dalle più prestigiose collezioni pubbliche e private di tutto il mondo.

Artista controcorrente e fuori dal coro, poeta e scrittore, Vincenzo Agnetti (Milano, 14 settembre 1926 – Milano, 2 settembre 1981), ha lasciato un segno indelebile nel mondo dell’arte. Della sua proteiforme attività restano le opere realizzate tra il 1967 e il 1981: dipinti, sculture, azioni e scritti spesso dedicati anche ad altri amici artisti, come Manzoni e Castellani, ma anche Melotti, Calderara, Arakawa, Girke, Prantl, Jochims.

Ancora giovanissimo inizia le prime esperienze di pittura informale e di poesia, delle quali non lascia traccia. "Quello che ho fatto - dichiarerà più tardi - l'ho dimenticato a memoria: è questo il primo documento autentico".

Una dichiarazione che ci proietta subito nel cuore della sua poetica. “Posizione paradossale quella assunta da Vincenzo Agnetti nei confronti dell'arte - scrive Italo Tomassoni nel saggio in catalogo - si serve della tautologia per dimostrare che se l'opera d'arte aumenta le sue potenzialità, diminuisce le sue possibilità di sopravvivere. Come dire che più l'arte si autodefinisce, più dilata la sua portata storica. Ma più dilata la sua portata storica, minori saranno le sue chance di entrare nella storia". Questo perché “Agnetti si preoccupa di rendere possibile un equilibrio tra supporto e superficie, lingua e parola, sincronia e diacronia, dimenticanza e scoperta. In altri termini punta a una verifica dei flussi che si irradiano dall'oggetto arte".

Tra la fine degli anni Cinquanta e gli inizi degli anni Sessanta s’imbarca nell’avventura della rivista d'arte Azimuth e dell'omonima galleria, fondata a Milano da Piero Manzoni ed Enrico Castellani, suoi compagni di viaggio, coi quali stringe un sodalizio che durerà fino al 1981, anno della sua prematura scomparsa.

Nel 1962 si trasferisce in Argentina, dove rimane fino al 1967, cinque anni durante i quali compie esperienze nel campo dell'automazione elettronica. Dopo una breve sosta a New York, rientrato in Italia, riprende i contatti con Vanni Scheiwiller, l’editore con cui aveva già collaborato nel ‘58, grazie al quale pubblica il suo romanzo-manifesto Obsoleto, con una copertina a rilievo realizzata da Enrico Castellani. Poco dopo inaugura la sua prima mostra personale a Palazzo dei Diamanti di Ferrara, dove espone Principia, una delle sue opere di “logica permutabile”.

Da lavori come queste prende corpo la problematica della relatività dei significati del linguaggio, attraverso la quale Agnetti dimostra che, se l'opera con la forza della sua essenza visiva comunica di per sé, tuttavia reca in nuce anche una sottostante valenza critico-epistemologica. A riprova della tesi, nel 1968, in piena contestazione studentesca, espone la sua Macchina drogata, una calcolatrice Divisumma 14 Olivetti, dove i centodieci numeri sono sostituiti da altrettante lettere dell'alfabeto, più adatte alla composizione poetica che al calcolo.

Ed è proprio dalla Macchina drogata che parte l’incredibile viaggio attraverso le oltre cinquanta opere presenti in mostra, capolavori come Apocalisse, il Libro dimenticato a memoria, degli anni Settanta, o gli Assiomi, su bachelite, passando per i Feltri, tra i suoi lavori più noti, pannelli incisi a fuoco. Si prosegue poi con le opere realizzate alla fine degli anni Settanta, tra le quali un posto d’onore spetta a Surplace, (1979-80) e alle Photo-Graffie, del 1980, tra le ultime opere da lui realizzate.

Una mostra da non perdere, originale e coraggiosa, tra le poche ad offrire la possibilità di ripercorrere, con rigorosa eleganza, la vicenda umana e artistica di un uomo di grande ingegno e generosità, ancora oggi sconosciuto al grande pubblico.

VlNCENZO AGNETTI
L'OperAzione concettuale
ClAC Centro Italiano Arte Contemporanea di FOLIGNO
dal 23 giugno al 9 settembre 2012

Via del Campanile, 13 – Foligno
tel. 0742 357035 – 0742 621022
www.centroitalianoartecontemporanea.com
Apertura e orari mostra: Venerdì, Sabato e Domenica 10.00-13.00 - 15,30-19.00
Ingresso: gratuito

Via affaritaliani.libero.it



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