Una mostra curata da Italo Zannier illustra a PArCo di Pordenone un ritratto della fotografia in Italia. Inaugurata il 26 maggio nella cittadina
«Smettiamola di dire "scatti" fotografici. Queste sono idee». Questo il pensiero, la linea-guida di Italo Zannier all'anteprima stampa della mostra La sfida della fotografia. Era presente, energico e loquace il primo professore italiano di fotografia, che ha raccolto in oltre cinquant'anni di attività innumerevoli testimonianze per immagini dei suoi allievi.
L'archivio fotografico offerto al pubblico spazia con trecento fotografie e circa cinquanta volumi provenienti dalla collezione Italo Zannier, dai primi dagherrotipi del XIX secolo a oggi. "La sfida della fotografia. Un inedito racconto per immagini": questo il sottotitolo dell'esposizione, coincidente con l'ottantesimo compleanno di Zannier, nato il 9 giugno 1932 a Spilimbergo, oggi provincia di Pordenone.
Sono seicento i metri quadrati in cui si snoda l'esposizione in via Bertossi, gli stessi spazi, del Comune di Pordenone, in cui nel 2010 venne inaugurata la prima mostra, quella dedicata a Jim Goldberg. Spazi straordinari, con il valore aggiunto di essere stati restaurati senza renderli troppo asettici e senza personalità. Sfruttati forse troppo poco per eventi come questo, perlomeno molto meno rispetto a quanto ci si prefiggeva durante quella prima inaugurazione due anni fa.
Ma tant'è. Il catalogo della mostra, curatissimo, contiene anche un inedito scritto realizzato appositamente per l'evento, Chiacchierando con Italo, di Denis Curti.
Obiettivo della mostra, così come di tutto il lavoro di Zannier, è restituire il valore della fotografia al pubblico: «Con l'invenzione della fotografia, l'uomo pere la sua centralità rispetto al mondo, che è lì comunque, visto o non visto, e l'immagine fotografica ne è una traccia, con un preciso collocamento nello scorrere del tempo. A fare da contraccolpo a questo fatto, è la possibilità di appagare, attraverso la nuova tecnologia, un innato bisogno umano di rappresentarsi, ancora più forte in piena epoca positivista».
Tantissimi i fotografi coinvolti, tra i quali segnaliamo Franco Fontana, che con una composizione reale diventa quasi astratto nel suo discorso fotografico, creando delle quasi pitture dai colori accesi; Giovanni Gastel, ma anche Italo Zannier stesso — colpisce l'Interno in Carnia del 1956, che ritrae una famiglia e un tempo che furono e non torneranno ma che forse molti ancora ricordano; il Fotogramma del 1978 di Luigi Veronesi, il dettaglio ravvicinatissimo nella Venezia in Renato d'Agostin.
E colpisce l'allestimento, con un'alternanza per ogni fila di quadri a creare estremo movimento e a guidare l'occhio dello spettatore, con i muri scrostati che si frappongono fra le immagini. Consigliatissimo per chiunque voglia farsi un'idea della fotografia. Gratis, fino al 26 agosto 2012.
Per informazioni: www.artemodernapordenone.it