La mostra in corso nella Galleria Civica d'Arte Moderna, Da Informale a Pop, è frutto di cinquant'anni di acquisizioni di artisti stranieri
E' un duplice e ambizioso obiettivo quello che la Galleria d'Arte Moderna di Torino si propone con la mostra Strangers. Da un lato, quello di migliorare la valorizzazione delle proprie collezioni (in particolare il Gabinetto disegni e stampe), con il criterio di esposizione a rotazione di tutto il patrimonio già intrapreso con il precedente progetto Wunderkammer. Dall'altro, quella di scrollare da Torino la vecchia etichetta di città (anche artisticamente) chiusa e autoreferenziale, cercando così di elevare il proprio status da capitale nazionale a una delle capitali mondiali dell'arte.
Per questo motivo al centro della mostra stanno 60 tra dipinti e sculture di artisti tutti stranieri attivi tra gli anni '50 e '80 o, per utilizzare il sottotitolo della mostra stessa, "tra Informale e Pop". Si tratta, insomma, di una riscoperta anche culturale di quel periodo successivo al Secondo Dopoguerra in cui per la prima volta in Italia la Galleria Civica apriva il suo sguardo oltre le opere del territorio con una politica di acquisizioni internazionali dalle Biennali di Venezia, importanti gallerie e collezionisti privati. “La Galleria ha potuto comprare le opere presenti in mostra negli anni Cinquanta e Sessanta, cioè ha avuto la possibilità di lavorare in presa diretta, in tempo reale su quello che stava succedendo nel mondo dell’arte”, ricorda il direttore Danilo Eccher.
"Un vero e proprio svecchiamento delle collezioni", sempre per usare le parole stesse scelte dalla GAM. Del resto, come commenta il curatore Riccardo Passoni nel quaderno-catalogo della rassegna: ”Oggi la collezione di un museo moderno non può prescindere da uno sguardo il più possibile ampio, che non può rinunciare a una politica di acquisizioni costante anche per quanto concerne la dimensione internazionale”. L'opera che apre la mostra è proprio il primo acquisto ardito e complesso del museo alla Biennale, datato 1954: Scultura di silenzio “Corneille” del surrealista Hans Jean Arp del 1942, inclusa in una sala a lui dedicata con il supporto di cinque serigrafie del 1959.
Si prosegue poi con altre sezioni tematiche della mostra dedicate ai principali linguaggi artistici internazionali del successivo ventennio. L'Informale, dove è la Francia a farla da padrona con le opere, tra le altre, di André Masson, Wols, Roger Bissiere, Hans Hartung (la cui pittura gestuale e viscerale è documentata da un filmato del regista Alain Resnais) e Pierre Soulages, alle ricerche ottico-geometriche e astratte di Auguste Herbin e della scultrice statunitense Beverly Pepper (con la celeberrima opera in acciaio inox specchiante a forma di finestra zigzagante). E poi le principali testimonianze del fermento artistico statunitense della seconda metà del Novecento: dall'Espressionismo astratto di Mark Tobey al grande nucleo di Pop (grazie ai quali arrivà alla GAM anche l'unica opera di Pablo Picasso, la Natura morta con melone del 1948).
Citiamo così Andy Warhol con il suo capolavoro Orange Car Crash del 1963, le undici serigrafie di Roy Lichtenstein, James Rosenquist, Tom Wesselmann (ma anche degli inglesi Allen Jones e Peter Phillis), tutte contenute in un'unica cartella acquistata nel 1967 dalla galleria torinese Sperone. E infine le acquisizioni frutto delle rassegne personali organizzate all'inizio degli anni Settanta: da Anna Eva Bergman a Gerard Schneider, fino alle stampe originali ai sali d'argento donate dal fotografo Irving Penn (del quale è esposto anche un ritratto del già citato Picasso). Ma anche gli artisti più recenti sono rappresentati grazie agli acquisti consentiti dagli investimenti della Fondazione per l'Arte Moderna e Contemporanea CRT: Karel Appel, Asger Jorn e Jean Fautrier tra gli altri, per non parlare di quelli contenuti nelle collezioni permanenti (Hermann Nitsch e Anselm Kiefer, ad esempio).
La mostra è visitabile fino al prossimo 10 giugno presso la Exhibition Area della Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea in via Magenta 31 a Torino, dal martedì alla domenica dalle ore 10 alle 18.