La ricerca dell'essenziale nella quiete geometrica delle opere del maestro tedesco
La fondazione Zappettini di Milano dedica (fino al 29 giugno) una mostra a Winfred Gaul, un caposaldo dell’arte pittorica teutonica. L'artista è stato negli anni Settanta uno dei fondatori dell’arte analitica, insieme ad altri pittori, soprattutto italiani, come lo stesso Gianfranco Zappettini; questa corrente, definita anche Nuova pittura o Fundamental painting, si sviluppò con un chiaro obiettivo: la volontà di reagire all’arte concettuale che riteneva la pittura un mezzo espressivo ormai superato.
Per Gaul, Aricò, Nigro, Pinelli invece la pittura aveva ancora moltissimo da dire e per questa ragione loro stessi erano i primi a riversare proprio nell’arte pittorica la stessa analiticità che i concettuali applicavano alla realtà. Ecco quindi come risultato una pittura che si slega da ogni rappresentazione e diventa essa stessa oggetto di rappresentazione e indagine.
La sensazione più dirompente che nasce di fronte a Gaul è il forte sentimento del rapporto sussitente tra artista e tela, anzi tra artista e supporto (perché Gaul usa anche la tela grezza, la carta), rapporto che vuol essere mantenuto vivo e sensoriale anche per lo spettatore.
Si va oltre la pura e semplice monocromia, che rimanda, su tutti, al più noto Malevic, proprio per questa esigenza di sensorialità; e si va oltre alla semplice astrazione per aprire un dialogo coi vari linguaggi artistici: Gaul è curioso e conosce molto dell’arte internazionale (e italiana), tuttavia resta sempre e solo un pittore, a cui interessa, per dirla con le sue stesse parole, “più il fare che l’esito”. Diceva di sé di non essere cubista, espressionista, realista, ma semplicemente un non-figurativo. Un non-figurativo che, aggiungiamo noi, sentiva la necessità di far provare allo spettatore l'attimo creativo, la decisione e l'azione sulla tela, il moto costruttivo molto più dell'esito costituito.
Nella mostra hanno senz’altro una posizione preminente i più noti Merkierungen, ovvero proprio le opere dei primi anni Settanta che lo fanno diventare un esponente di spicco del movimento analitico: sulla tela grezza monocroma, a mano libera, vengono tracciate linee essenziali. La pittura si fa esilissima, eppure è pittura; c’è tensione, c’è ricerca di essenza del linguaggio figurativo. È una pittura che, fedele alla ricerca del suo autore e di tutto il movimento, non riproduce e non imita. Una continua e quasi ossessiva ricerca di perfezione, purezza, "quiete geometrica", all’interno di un linguaggio consolidato che voleva “avvicinarsi alla perfezione tentando sempre, e nuovamente, di dire tutto in un’unica linea”.