In prima mondiale alla Triennale Wonderful World, tappa conclusiva della Trilogia dei Moderni inaugurata con Mètamorphoses e Hyphotès
Che cosa accade quando la fotografia incontra la letteratura? Lo racconta la bellissima “Trilogia dei moderni”, in mostra, fino al 27 maggio, alla Triennale di Milano. I protagonisti sono il fotografo francese Gérard Rancinan e la giornalista Caroline Gaudriault. L’oggetto: la Modernità. Raccontata secondo un linguaggio nuovo, convulso, provocatorio, barocco, che travalica la fotografia tour court per costruire mondi, ammiccando all’arte contemporanea.
Tre sono i momenti del progetto. Mètamorphoses, presentata al Palais de Tokyo nel 2009, racconta le mutazioni in seno alla società, teorizzate dalla Gaudriault. Agli occhi dell’intellettuale francese, la Modernità è fuori dalla storia, perché sospesa su di un tempo neutro, schiacciato tra un passato ormai debilitato e l’attesa spasmodica di una felicità che non arriva. Per raccontarne la tragedia, Rancinan muove dai quadri della tradizione, alternandone il significato. Così, la famosissima Ultima Cena di Leonardo diviene un convito di vagabondi e derelitti, rimpinzati da hamburger a basso costo dal sedicente proprietario di un fast food (The Big Supper, 2009); l’Infanta Margarita di Velasquez è una Marilyn alle prese coi problemi dell’invecchiamento (Las Meninas, 2009); il giardino delle delizie di Bosch è un mondo distrutto dall’atomica (The Garden of Delirium, 2008) e la zattera di Géricault un manipolo di disperati in cerca di beni illusori, più che della salvezza (The Raft of Illusions, 2008). Il linguaggio è cupo, visionario, le immagini implacabili e di selvaggia bellezza, come quelle, folgoranti, di Decadence (2011), un’orgia che molto deve all’immaginario camp di Mapplethorpe.
Presentata alla Chapelle-St-Sauver, Hypothèses - delle tre, forse la serie più ispirata - affronta uno dei problemi del nostro tempo: l’identità. Il mondo, secondo la Gaudriault, è avviato verso una precoce musealizzazione del passato. La globalizzazione, i media, il virtuale compromettono le individualità. Ogni anno scompaiono qualcosa come 25 lingue. Sono ancora possibili, a fronte di tutto ciò, delle sacche di resistenza? Ci prova, Rancinan, a raccontarcele, con la disperazione dell’umanista. Ed eccole, allora, queste “bolle di pensiero”, sospese su di un nulla apocalittico, punteggiato dai ruderi del passato. All’interno, echi di un mondo che è ormai tramontato: un artista dissidente, Zhang Huan (Utopia, 2010), le civiltà che scompaiono, simboleggiate dall’Uccello di Max Ernst (The Last Language, 2010), i pochi popoli che invano tentano di resistere alla globalizzazione, come gli indigeni dell’Omo River in Etiopia (Children of Paradise, 2010). Fino alla rivelazione finale: A Marvellous World (2010), ove i contadini dell’Angelus di Millet hanno sostituito il supermercato alla terra e un bambino acquistato a rate al figlio naturale, e il visionario, bellissimo, trittico Birth and Death (2009) con la donna, ormai incapace di generare, la croce al centro, fatta di tanti televisori, e la deposizione di un turista.
Presentata in anteprima mondiale, Wonderful World è la descrizione compiuta della Disneyland in cui è sprofondata la Modernità. Il mito della perfezione e della felicità a tutti i costi, l’omologazione e il culto delle icone mediatiche hanno trasformato il mondo, secondo la Gaudriault, in un parco-giochi, congelando la vita. Il ciclo della Batman Family è la più ispirata descrizione di questo mondo nuovo. Finanziere lui, impegnata nel Charity Business lei, i figli bellissimi, educati al canto, essi rappresentano la famiglia ideale. Salvo lasciare spazio, nel privato, a fantasie sadomaso. Non meno espressivi, nonostante la maggiore convenzionalità della composizione, sono il Pinocchio (2011) che sculaccia Dio e i dittici Salomè in Wonderland (2011) e American San Sebástian (2011), che rimpiazzano, rispettivamente, la Salomè biblica con Alice nel Paese delle Meraviglie e San Sebastiano con Topolino. Dedicati al tema delle icone mediatiche, eternamente rinnovantesi nei sosia venturi – la via umana di accesso all’immortalità - sono, da ultimo, On the way back from Disneyland (2011), costruito sull'incidente che costà la vita a James Dean, e il bellissimo Le banquet des Idoles (2012), affollato dai miti del nostro tempo, come Che Guevara, Michael Jackson, Marilyn Monroe, John Lennon e un irriventissimo Gandhi con le cuffie.