Moderno, essenziale, Grcic muove dall’oggetto industriale per esplorare la dicotomia “nero-cubo”
Vi siete mai chiesti perché il design contemporaneo ami così tanto la forma del cubo nero? Carica di valori simbolici, la sagoma nera a forma di cubo percorre da millenni la storia delle culture: dalle steli egiziane alle Tavole della Legge incise da Mosè, dalle ceramiche cinesi alla Kaaba musulmana, fino all'alchimia e alla pietra filosofale che, come vuole la tradizione, avrebbe la forma di un cubo nero. Ma è a partire dal Novecento, con l'età moderna, che il cubo nero è diventato una vera e propria tendenza formale nei campi più disparati, dall’arte all’architettura, dal design alla progettazione industriale.
Interessatissimo a questa misteriosa ed affascinante categoria formale e semiotica che ha irrimediabilmente segnato l’arte del Novecento è Konstantin Grcic, designer industriale tedesco nato a Monaco, che nella sua ricerca ha tentato di combinare vari oggetti non omogenei tra loro in un’unica categoria omogenea formale e linguistica.
Dall’apparizione del cubo nero su sfondo bianco di Kasimir Malevich nel 1913, il primo tentativo di dare una forma moderna all’"io" e alla "sensazione pura", per usare le parole del Manifesto dell'artista, la nostra epoca, che ha cercato di fare sogni troppo razionali, è rimasta contrassegnata da questo attributo nero e quadrato che non esiste in natura, ma è una creazione artificiale, autonoma. Secondo le teorie psicologiche e matematiche di Black Box il nero e il cubo si riferiscono a un modello misterioso il cui meccanismo interno è sconosciuto, e quindi conoscibile solo attraverso le reazioni che produce se sottoposto a un certo impulso esterno. È forse per questa teoria che Grcic nella sua ricerca prende in considerazione quegli oggetti tecnologici in cui il nero e il cubo sono attributi inevitabili e ricorrenti: l’IPhone di Apple, il ThinkPad di IBM, l'amplificatore Marshall e l'audiocassetta BASF , o addirittura scelte progettuali più complesse, applicate a oggetti tradizionali come una scatola di cottura (è il caso di La Cubica di Aldo Rossi dal 1991) o della Vitra03, una sedia di Maarten Van Severen.
Grcic persegue la riflessione teorica e le proposte di interpretazione sul tema dell'oggetto contemporaneo in un momento di sperimentazione che ha bisogno di nuove capacità di orientamento. Il designer non stabilisce un metodo, ma prende atto della diffusione "orizzontale" di un elemento formale, che va da un volume della Bibbia ad un serbatoio della benzina, dalla tecnologia elettronica a un diamante di lusso. Ciò che è importante nella sua ricerca è la scoperta che la totalità degli oggetti neri e cubici da cui siamo circondati chiama in gioco il cuore stesso dell’idea alla base della creazione, la scelta deliberata di un uomo di produrre un oggetto preciso e in un determinato contesto sociale, cioè l'epoca contemporanea
Così, ogni cubo nero si sgancia dalla visione globale, lasciando spazio ai singoli racconti autonomi degli oggetti, alla loro complessità e, possibilmente, ai significati che la dicotomia nero-cubo viene ad assumere una volta affidata alla scelta del progettista.