Lalla Romano pittrice
Lalla Romano
a cura di Antonio Ria
Collana Saggi
Einaudi Editore
Pagine: X - 300
41.32 EuroTORINO
Lalla Romano pittrice
Lalla Romano poeta, pittrice, scrittrice, bella come un cardo selvatico. Il suo stile di poeta e di pittrice, scarno ed essenziale, la sua sensibilità per la musica e per il silenzio, hanno affascinato e continueranno ad affascinare i suoi 24 ammiratori, stimatori estremi dei suoi dipinti e dei suoi romanzi autobiografici: alcuni dei quali, frequentandola, non hanno saputo resistere al suo fascino, trasformando ben presto l’amicizia in passione, quasi mai corrisposta. Lionello Venturi, suo mentore e storico dell’Arte, aveva tentato invano di sedurla, a Parigi, nel corso di un tour espressionista; Franco Antonicelli, un dandy incredibilmente bello, l’aveva corteggiata disperatamente; Mario Soldati, che si fece avanti con devozione eccessiva, senza ottenere una significativa corrispondenza.
Lalla Romano nacque a Demonte di CN, nel 1906. Come pittrice ha esordito in tenera età, come scrittrice nei Gettoni di Vittorini, con le Metamorfosi, nel 1951. Nel 1969 vinse il Premio Strega con Le parole tra noi leggere. Filosofia, letteratura, arte: le passioni costanti della vita di Lalla Romano, che di nome faceva Graziella.
Impressionanti le sue prime frequentazioni: amica di Mario Soldati; compagna di Università di Cesare Pavese; allieva della scuola di pittura di Felice Casorati, con Paola Levi Montalcini e Giorgina Lattes.
Nel 1932 sposa a Cuneo Innocenzo Monti, eccellente impiegato di banca e futuro Presidente della Banca Commerciale Italiana. Lalla Romano sceglie la pittura come prima forma d’espressione artistica e partecipa con entusiasmo distaccato a varie mostre collettive a Torino, Cuneo, Napoli, Milano. Il passaggio alla letteratura avviene come per caso, nel 1944: su invito di Cesare Pavese traduce Trois Contes di Flaubert. “Dovevo a Flaubert il mio passaggio dalla pittura alla narrativa. Un cuore semplice per me è stato decisivo, la fine del pregiudizio che nutrivo verso il romanzo”. Matura così un primo abbandono della pittura per la dedizione totale alla attività letteraria.
E non è quindi un caso che nell’autunno del 1993 l’Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte organizzi a Torino, presso il Circolo degli Artisti, una grande antologica delle sue opere pittoriche, curata da Mirella Bandini, e successivamente viene pubblicato il relativo volume Lalla Romano pittrice, Einaudi, a cura di Antonio Ria.
Pittura e narrativa si inseguono e si sovrappongono e noi l’amiamo, amiamo la sua pennellata sicura, l’uso sapiente e disinvolto del colore; amiamo il suo essenziale equilibrio stilistico, fatto di frasi semplici, come ritagliate da uno spazio più vasto e magmatico. L’amiamo e condividiamo quanto scrisse Pier Paolo Pasolini a proposito de L’Ospite, nel 1973: “Il libro è scritto in una lingua pura, eletta e selettiva ...: lo spirito, un certo spirito che presiede alla lingua della poesia, presiede a questo breve romanzo in prosa, fatto di brevi lasse, leggere ed assolute”.
Consentiteci un breve aneddoto: Giunta per la prima volta a Torino, per iscriversi alla facoltà di Lettere, Lalla Romano, in visita alla città con lo zio, si perse. La piazza in cui si era smarrita era sotto la casa che Nietzsche aveva abitato a Torino: un segno ineluttabile del destino, un'appartenenza.
“La bellezza è un istante privilegiato”, sosteneva. La sua bellezza, per noi, è stata una immagine costante, una passione imperitura, a partire dalla visione luminosa delle sue opere, dalla lettura assidua e costante di tutti i suoi romanzi; a partire da quel lontano tempo d’incontro, in una famosa libreria della città di Ancona, Fogola, dove Lalla Romano entrò per caso, per acquistare un libro di poesie del poeta Mario Luzi.
Lalla Romano pittrice: un volume da sfogliare per il piacere di conoscere i mari estremi, gli orizzonti creativi di Lalla Romano, che di nome faceva Graziella.