'round midnight Giorgio Moiso
Catalogo
Progetto grafico e impaginazione adcomgroup
Ricerche e redazione testi Marco Spissu
Sleeve notes Carlo Vanoni
Referenze fotografiche foto di Thelonious Monk: Riccardo Schwamenthal/Phocus Agency
Foto delle opere: Vincenzo Vinotti
Stampa Bandecchi & Vivaldi Editori
Orler Galleria d'arte, Venezia
Pag 40
Il Long Playing dell'artista delle live performances, dove una jam session jazz può diventare una jam session di pittura
"E' passato un secolo forse poco più d'un istante/suonare la pittura dipingendo parole/cortocircuitare un mondo creato legato imbavagliato/ Moiso e Coltrane Bird e Celine la pioggia, oramai/ tutto questo, più o meno, around midnight". Sono i versi finali del testo che Carlo Vanoni dedica a Giorgio Moiso, in un catalogo che è un album, in un album che è un catalogo.
Lo prendi in mano e pensi: bella la copertina di questo album. Fai sfilare il contenuto dalla busta, aspettando di vedere scivolare un vinile da 33 giri e invece ecco che i colori accesi di 'round midnight' di Moiso ci suggeriscono che non è proprio un long playing, ma un catalogo che raccoglie i dipinti dall'artista ligure, realizzati durante l'ascolto dei brani jazz che più ama, a partire proprio dal celebre pezzo di Thelonious Monk.
Una fantastica dichiarazione d'intenti la confezione editoriale e il progetto grafico, curati nei dettagli e lì dove ci aspetteremmo la durata dei brani non c'è il tempo ma la dimensione dei quadri, come a dire che facoltà dell'udito e della vista sono interscambiabili, identici strumenti di percezioni multisensoriali e che "l'opera di Giorgio Moiso è jazz nell'esatta declinazione del bebop" come sottolinea Maurizio Sciaccaluga nella quarta di copertina.
Forse non ci sarebbe l'arte di Moiso senza questo intreccio tra musica e pittura, senza la dimensione della jam session, degli assoli, delle improvvisazioni, delle live performances dove le note si colorano e le tele fanno da cassa di risonanza a ritmi sincopati, accesi, cadenzati. "Nel 1959 a 17 anni ho scoperto il jazz" racconta di sé l'artista, "mi ha colpito un brano in particolare: 'round midnight di Thelonious Monk". Moiso ascolta Charlie Parker, Chet Baker, il Dave Brubeck Quartet e intanto il colore si adegua, la mano asseconda il sound, le dita s'imbevono di rossi, gialli, neri per creare ossessioni come negli oli su tela "Paul Desmond", "Moanin", "Art for Art" o grumi di suggestioni appesi su sfondi blu che aprono all'ascolto come nell'olio su tela "Kind of blue" e "Stardust" o gli spazi algidi e lunari di "Cool jazz cool art".
Attraverso l'emozione, l'ironia, le associazioni dell'artista ripercorriamo non solo alcuni mostri sacri del jazz ma anche i coevi movimenti artistici: bebop-pittura d'azione, coll jazz-minimalismo o cool art, free jazz- arte concettuale.
L'album ha inoltre un indice che diventa un piccolo sussidiario per "leggere" le opere e farsi un po' di cultura musicale: scopriamo che il Cool jazz sostituisce forme più elaborate e consapevoli all'improvvisazione e all'istinto, che il Bebop nasce intorno al 1940 rendendo la musica "veloce e complicata, usando temi presi a prestito o scritti ad hoc per essere subito camuffati in pirotecniche prestazioni al cardiopalma" e che il Free jazz è una delle "possibili evoluzioni, per liberare la musica e farla scorrere leggera, legata in modo impalpabile e apparentemente senza una direzione".
Ogni singola opera di Moiso è da ascoltare, ogni singolo brano jazz è da mettere a fuoco nell'astrattismo irruente e viscerale del grande artista italiano.