TORINO - Tre domande a uno dei curatori della mostra evento su Leonardo alla Reggia di Venaria, fino al prossimo 29 gennaio 2012.
Artitude propone una chiacchierata con Pietro C. Marani, esperto di Leonardo e leonardeschi, professore al Politecnico e alla scuola di specializzazione dell'Università Cattolica di Milano, nonché uno dei curatori di Leonardo. Il genio, il mito, grande esposizione che ha luogo alla Reggia di Venaria di Torino.
SC: L'esibizione Leonardo. Il genio, il mito, inaugurata all'interno delle scuderie juvarriane di Venaria, a Torino, si inserisce nel contesto delle celebrazioni per il 150° anniversario dell'Unità italiana e si svolge in parallelo a un altro grande evento, alla National Gallery di Londra (ndr. dove è stata esposta un'opera inedita, che lei è stato chiamato ad autenticare). Qual è la differenza tra le due?
PCM: Le due Mostre sono molto diverse fra loro: quella allestita alla Venaria Reale è incentrata sul fondo di disegni di Leonardo e della sua cerchia custodito alla Biblioteca Reale di Torino, fra cui spicca il cosiddetto Autoritratto di Leonardo; da questo nucleo, che è la prima sezione della Mostra, si articola l’esposizione che intende presentare, insieme ad altri disegni e opere di contemporanei o seguaci fino alla fine del Cinquecento, il mito e la fortuna di Leonardo in età moderna.
La seconda sezione riguarda infatti la fortuna dell’immagine di Leonardo fino al Novecento, mentre la terza sezione offre esempi dell’interpretazione del mito di Leonardo nell’arte contemporanea. Conclude l'esposizione un’immagine digitale del Cenacolo.
L'esibizione di Londra, invece, presenta nove dipinti considerati originali di Leonardo, insieme a oltre cinquanta disegni, suoi o di allievi, e intende offrire una panoramica nuova sul ruolo di Leonardo negli ultimi due decenni del Quattrocento a Milano, studiando le ripercussioni del suo stile sui suoi allievi diretti.
Molte nuove proposte attributive riguardano de’ Predis, Boltraffio e Marco d’Oggiono, ma l’attenzione del pubblico e degli studiosi è soprattutto rivolta al Salvator Mundi, un’opera che si credeva perduta. Ne vengono dunque molti nuovi stimoli e approfondimenti, e da entrambe le Mostre, che faranno discutere gli specialisti per molti anni a venire.
SC: Lei è uno dei curatori, e si occupa della sezione Il volto di Leonardo tra realtà e mito; più precisamente, di che cosa tratta?
PCM: Sì, ho curato questa seconda sezione che mette a confronto due tradizioni diverse dell’iconografia del volto di Leonardo. La prima, più antica, presenta il volto di Leonardo di profilo ed è la più attendibile, dato che in Mostra ci sono due disegni di questo tipo eseguiti dall’allievo diretto di Leonardo Francesco Melzi, desunti ovviamente dal vero.
La seconda tradizione presenta Leonardo col volto di tre quarti, ed è una iconografia idealizzata, in cui si mostra Leonardo come filosofo e sapiente dell’antichità, come Raffaello aveva rappresentato Platone o come Giorgione aveva dipinto i Tre filosofi nel suo celebre quadro ora a Vienna.
SC: Sono previsti altri eventi, in futuro, in occasione della sempre più imminente ricorrenza del 2019, cinquecentenario della scomparsa di Leonardo?
PCM: Non saprei, si sta studiando una grande Mostra per l’Expo del 2015 a Milano, e una Mostra per commemorare l’arrivo di Leonardo ad Amboise nel 2016.