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Hajra Ahmad, il volto dell’India

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2011/08/18

 
 



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Scatti di vita attarverso l'obiettivo di una fotografa indiana. Cosa significa per lei il suo lavoro?

Diplomata in Fotografia, Hajra Ahmad è una viaggiatrice alla ricerca di nuove idee e stimoli. Nata a Nuova Delhi, dove vive tuttora, si occupa di fotogiornalismo documentario. L’abbiamo incontrata per farci raccontare la sua esperienza artistica. 

Ciao Hajra, grazie per il tempo che ci stai dedicando. Vorrei cominciare chiedendoti di raccontarci brevemente qualcosa di te e della tua fotografia.

Credo che ognuno di noi sia soggetto a particolari reazioni creative ai ‘momenti’. Mi sono trovata a fotografare persone, paesaggi e qualsiasi altro soggetto catturasse il mio occhio, mi ispirasse o mi sembrasse la forma creativa più naturale per me. La mia passione per la fotografia è iniziata in modo semplice, proprio come quando si appunta qualcosa su un foglio di carta per non scordarselo. È nel corso degli anni che sono diventata posseduta dalla fotografia fino a decidere di diventare una professionista.

 Nella tua vita hai viaggiato molto e ora vivi a Nuova Delhi. Consideri questa città ‘casa tua’?

Sono stata molto fortunata a viaggiare sin da piccolo, prima con i miei genitori e più tardi da sola. Sento che non potrei mettere le radici in nessun luogo. In un certo senso, non mi sento legata a nessun luogo e riesco a sentirmi a casa in molti posti. Ogni artista deve essere libero di sentire dentro di sè l’ambiente in cui lavora e di renderlo evocativo per gli altri. Non ho una ‘città natale’ nel senso in cui la intende la maggior parte della gente, ma.. Sì, forse Nuova Delhi è la più vicina a questo concetto, per il momento.

 Molte delle tue fotografie hanno un forte valore documentario della vita della gente. Quali aspetti dell’India mostrano?

Mi sono specializzata in fotogiornalismo nell’India del Sud. È qui che ha avuto inizio il mio interesse per la fotografia documentaria. Ho seguito questa passione partecipando ad alcuni workshop in India e in Cambogia lo scorso anno. Poi ho partecipato a un progetto sul movimento tibetano in India, vivendo e fotografando posti come Dharamsala e Bylakuppe, nel sude del Paese. La maggior parte dei miei lavori più recenti, però, si concentra più sulle idee che trapelano dai miei soggetti che sul denunciare questioni e problemi specifici dell’India. Attualmente sto anche lavorando allo sviluppo di un progetto sulle prossime elezioni. Questo progetto, in particolare, vuole celebrare l’India come la più grande democrazia al mondo e allo stesso tempo riflettere sui suoi aspetti più scomodi.

 Quali sono i tuoi soggetti preferiti?

Questa domanda è dura! Come fotografa documentarista e viaggiatrice, amo fotografare momenti… Per lo più senza presenza umana. Amo fotografare la loro energia semplicemente fantastica, la spontaneità dell’attimo.

 Potresti condividere con noi uno dei momenti più belli che hai vissuto durante un servizio fotografico?

Umm, ci sono stati diversi momenti meravigliosi, soprattutto quando ho lavorato in viaggio. Mi vengono subito in mente i set all’aperto, gli istanti indimenticabili che mi hanno regalato, e poi Dharamsala, dove ho lavorato al progetto sul movimento tibetano: non potrò mai scordarmi dell’incontro con Sua Santità il Dalai Lama.

 Pensi che la fotografia non sia sufficientemente rappresentativa dell'India all'estero?

Penso che la visibilità dei fotografi indiani all’estero sia certamente in crescita. Abbiamo molte più opportunità di farci conoscere oggi, forse anche grazie ad Internet. Credo che se un lavoro è buono, lo si trova facilmente là fuori. E poi i fotografi indiani hanno una mole di materiale con cui ‘giocare’ enorme: la gente dell’India è un prezioso contenitore di scorci umani, sensibilità, rimostranze, che forse devono essere evidenziate ulteriormente. Vorrei che il mondo potesse vedere di più dell’India, oltre i preconcetti, attraverso gli occhi degli indiani stessi.

 Cos’è la fotografia per te? Come descriveresti il tuo stile?

Fotografia per me è una questione molto personale. Penso che tutti possano essere fotografi, ma quello che fa la differenza è ciò che sei capace di esprimere con le tue immagini: La fotografia è un mezzo di espressione molto personale. Non credo di essere ancora arrivata alla definizione di un mio stile specifico, sto ancora sperimentando, provando costantemente nuove tecniche. Al momento mi concentro più sull’idea che sto cercando di proiettare che non sull’immagine visiva.

 Ci puoi dire ciò che ti ispira nella vita delle persone e ciò che speri gli altri possano ricevere dalle tue immagini?

Trovo la mia ispirazione nelle prospettive di vita individuali. Scatto foto a distanza, per non disturbare il naturale evolversi delle situazioni: non voglio che si senta la mia presenza. La vita quotidiana delle persone, come affrontano e reagiscono alle situazioni, il loro comportamento mi affascina. Soprattutto quando sono felici. Spero che le mie immagini mostrino ciò che vedo io, un altro punto di vista sulle cose.

Pensi che le immagini fanno o possono fare la differenza nel conoscere l'India?

Come ho già detto, la fotografia è un mezzo molto personale: fotografo e mostro ciò che voglio vedere e ometto quello che non trovo interessante. In questo senso, sì, ogni immagine fa la differenza per lo spettatore. Dipende da quale aspetto della realtà vogliamo mostrare. Ma tornando alla mia prima affermazione, vorrei davvero che il mondo cercasse di immedesimarsi negli occhi di noi indiani. Solo così le mie foto e il mio corpo di lavoro possono dare il loro valore aggiunto.



SILVIA NOSENZO for ARTITUDE
 
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