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Davide Monaldi. Monaldized.

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2011/03/30

 
 



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Davide Monaldi parla della sua personale dal titolo Monaldized. In mostra sculture, disegni e grafiche.

È stata inaugurata venerdì 25 marzo presso lo spazio MuGa + Merzbau, in via Giulia a Roma, la mostra di Davide Monaldi Monaldized a cura di Giorgia Borrello, Stanislao Cantono di Ceva, Paola Donato, Loris Schermi. In mostra sculture in ceramica, disegni e grafiche in bianco e nero. Ho parlato con l'artista delle opere esposte in questa personale.

Monaldized unisce sculture e grafiche. Cosa accomuna questi lavori?
Tutte le mie opere hanno un approccio ironico e paradossale ma anche una sorta di retrogusto amaro. È come parlare di una tragedia in atto o che si teme possa accadere scherzandoci sopra per esorcizzarla. Se prendi ade esempio le grafiche, è ricorrente la tematica del suicidio, dell'alienazione: ho cercato di esorcizzare in questi lavori una delle paure più forti che tutti noi abbiamo, i fantasmi che fanno parte dell'animo di ogni persona. Anche nella scultura blu che piange c'è un messaggio abbastanza forte che io poi compenso con l'ironia: diciamo che non mi prendo troppo sul serio.
Che significato ha il titolo della mostra?
Con Monaldized io intendo prendere in prestito qualsiasi oggetto, anche il più banale, e rielaborarlo con il mio stile. Qualcuno, vedendo il titolo, lo ha interpretato erroneamente pensando che sia un percorso tutto incentrato sull'idea dell'autoritratto. Non è così. Ci sono sculture in questa mostra che non rientrano in questo filone, come per esempio quella del cigno, situata vicino all'entrata.
Il cigno con il musetto da maiale. Come mai questa creatura ibrida?
Perché mi piaceva l'idea di creare questo essere assurdo che unisce grazia e bruttezza, un po' come tutti noi.
Quali sono le tue principali fonti di ispirazione?
Non c'è un artista in particolare a cui mi sento legato, diciamo che cerco di essere sempre il più possibile onesto con me stesso e creare qualcosa che esprima veramente un mio stato d'animo o una sensazione. Quando lavoro non penso al lavoro degli altri artisti, penso a me stesso; poi ovviamente ci sono artisti che stimo, ma quando parto con un progetto faccio tabula rasa, non ho un approccio intellettuale all'arte,  ma uno molto istintivo.
Parli di stati d'animo e sensazioni. Cosa e in che modo vuoi trasmettere all'osservatore?
Non mi piace condizionare l'osservatore con il mio punto di vista. Magari una persona vede in una mia opera qualcosa che io non avevo considerato però potrebbe anche rivelarsi un'interpretazione altrettanto giusta e interessante. Sarebbe sbagliato cercare di spiegare tutto, e anche un segnale di insicurezza riguardo il proprio lavoro. È vero che esprimo degli stati d'animo cupi ma li rielaboro attraverso uno stile ironico, quindi qualcuno potrebbe vedere solo l'aspetto comico e qualcun altro  quello più tragico: la stessa cosa a me può risultare divertente mentre un altro potrebbe non vederci nulla da ridere. Dipende dalla persona, dalla sua sensibilità e dal suo approccio alla vita che può essere ottimista o meno.
 


ELENA OVECINA for ARTITUDE
 
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