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Luca Zampetti. Poeta realista e metropolitano. La critica lo ha da subito inserito tra gli esponenti della Nuova Figurazione Italiana.

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2012/02/18

 
 



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Luca Zampetti porta la poetica del cinema sulla tela e tenta di raffigurarne l’anima con rispetto e raffinata devozione.

Luca Zampetti, nato a Camerino nel 1966, vive e lavora a Tolentino. Dopo gli studi classici consegue la laurea in giurisprudenza, ma segue il cammino dell’arte, intrapreso già in giovanissima età. Artista autodidatta, nel 1981 inizia sperimentando suggestioni formali di varia matrice: cubismo analitico, espressionismo, influenze pop. Segue un periodo definito neometafisico, le cui opere, tutte di ampie dimensioni, hanno come protagonisti, degli interni caratterizzati dalla totale assenza dell’elemento umano, raccontato attraverso i luoghi in cui vive e gli oggetti di cui si circonda. Successivamente, nel 1995, la sua ricerca si sposta verso un espressionismo di matrice esistenziale, in cui la figura umana ricompare come protagonista unica o centrale dell’opera, anche se attraverso inquadrature che escludono totalmente lo sguardo ed altre parti del corpo. Nelle opere dell’ultimo periodo che inizia nel 2000, i personaggi tornano ad essere ritratti in modo totale ed inseriti in scorci metropolitani, attraverso inquadrature di taglio cinematografico con singolari dissolvenze di fondo, grazie alle quali il clima delle vie metropolitane è riproposto con singolare realismo ed efficacia evocativa; anche i fondi realizzati ad encausto contribuiscono ad individuare la cromia portante delle opere. Personalità artisticamente ed umanamente poliedrica e complessa, sperimenta linguaggi disparati come la scultura, la grafica e, primariamente, l’incisione calcografica. Poeta realista e metropolitano, nel 1998 pubblica la sua prima raccolta di liriche dal titolo Taccuino di un artista con la coscienza sporca. La critica lo ha da subito inserito tra gli esponenti della Nuova Figurazione Italiana e la sua attività, iniziata nel 1987, annovera oltre un centinaio di mostre personali e collettive in gallerie private, spazi pubblici e musei italiani ed esteri, nonché prestigiosi premi tra cui si ricorda la Targa d’argento al Premio Arte Mondadori nel 1994, la finale del Premio Cairo Communication nel 2003, quella del Premio Fabbri per l’Arte nel 2007, e quella del Combat Price 2010. Nel 2005 è stato invitato dal Museo di Arte Contemporanea Italiana in America, San José, Costa Rica, alla 51Esima Edizione della Biennale di Venezia. Nel 2009 ha realizzato le illustrazioni per il libro di Roberto Donati “Sergio Leone – L’America, la nostalgia, il mito” edito in occasione dei venti anni dalla morte del celebre regista italiano e presentato alla 66° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Nel 2010 la cartella “Dell’Amicizia – Matteo Ricci”, contenente una sua calcografia è stata acquisita dalla Collezione dell’Albertina di Vienna. Nel 2011 è stato invitato ad esporre nel Padiglione Nazionale della Repubblica della Costa Rica alla 54Esima Biennale di Arti Visive di Venezia e, da Vittorio Sgarbi, nel Padiglione Italia per la Regione Marche nell’ambito del progetto curatoriale per la 54Esima Biennale di Arti Visive di Venezia.

Maurizio Sciaccaluga ha scritto che la pittura di Zampetti può essere definita “cinematografica” nonostante che ovviamente il dipinto è muto rispetto al film e Luca Zampetti gli risponde che la sua opera è una sintesi, un condensare interi spezzoni. Sempre Sciaccaluga si chiede come e quando la figura umana è entrata nei quadri rimasti per lungo tempo deserti dalla presenza delle persone; cioè palazzi, fabbriche, uffici… i personaggi rimanevano fuori, in opere a se stanti. Poi il rapporto tra figura e sfondo si è evoluto divenendo più dinamico  anche per arrivare ad una maggiore completezza del racconto, così da avvinarsi ancor più alla sequenza cinematografica.

Beatrice Buscaroli scrive che Luca Zampetti, pur sviluppando una ricerca pittorica, autonoma e ben riconoscibile, usufruisce dell’esperienza della mitica rivista alternativa Frigidaire. Questo pittore affonda le sue radici nell’opera pittorica disegnata, le sue rappresentazioni sono costruite più dal tratto che dalla pennellata vera e propria.  La ricerca di Zampetti è bilanciata in un continuo eccesso: da un lato la tradizione, dall’altro il fumetto, nelle tematiche l’attualità più stretta, nelle tecnica una dichiarata conservazione. Un connubio originale provocatorio, spesso spiazzante, ma assolutamente contemporaneo. 

Le donne di Zampetti incarnano lo stereotipo femminile del nostro tempo. Affannate, pensose, inserite da protagoniste nel frenetico mondo d’oggi, attente al “ glamour” dei loro abiti, ma introspettive nelle espressioni…

Una sociologia complessiva che riguarda più il costume che le persone che la popolano… Un sociale privo di condanne, di facili giudizi moralistici. Lo scenario è la città di oggi e ognuno sa cosa può celarsi dietro ad uno sguardo basso o ad un silenzio prolungato… Il silenzio in realtà non è che un documento, una sorta di fermo-immagine sul mondo, sulla vita vissuta soprattutto nella sua velocità, nella sua frenesia…

Ancora Maurizio Sciaccaluga scrive che viviamo i tempi del glamour e dell’inquinamento, l’epoca in cui il fashion prolifera mentre l’ambiente si consuma. Scrive che sui media e nei locali alla moda è tutto un esagerato moltiplicarsi di tessuti multicolori e parallelamente su altri media si lanciano accorati appelli di preoccupazione per salute del pianeta. Mentre nelle sfilate impazzano fantasmagoriche cromie, ci stiamo giocando il verde degli alberi ed il blu degli oceani.

Nei quadri di Zampetti le figure si spengono mentre si illuminano gli ambienti, riprendono vigore i panorami. 

Quella di Zampetti è una sorta di pittura a raggi x, inquadra l’attualità ma mette in evidenza il mondo; è un bestiario apocalittico alla Borges che non crea nuovi mostri ma rivela quelli che le persone si portano dentro. L’artista con uno stile immediato e diretto, memore della lezione di un Charles Bukowski, rivela cosa si nasconde dietro una patina di facile ottimismo.

Mimmo Di Marzio afferma che questo artista, pur riferendosi alla grande cinematografia ed ai personaggi che abbiamo visto come miti fin dall’infanzia, trasforma gli eroi in antieroi ed il mito prevale attraverso una coralità di simboli.

Robert Bresson dichiarò sul cinema che non deve esprimersi per immagini ma attraverso rapporti di immagini, così come un pittore non si esprime per colori ma attraverso rapporti di colori .

D’altronde Federico Fellini confessava che nella gioventù aveva pensato ad un suo futuro di pittore e che era incantato da tutti coloro che vedeva o disegnare o dipingere.

Luca Zampetti porta la poetica del cinema sulla tela e tenta di raffigurarne l’anima con rispetto e raffinata devozione.



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